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sabato 18 gennaio 2014

They wouldn't turn around and hate it

Ero alle prese con lo smontaggio del presepio, vale a dire togliere la capannina dal ripiano dei dischi, e trovare una scatola adatta a contenerla, e mi stavo avvicinando a un mezzo esaurimento causa dimensioni introvabili della scatola.
Ed è così che su Radiodue ("MU", trasmissione della quale ho trattato brevemente qui) mettono questa canzone. E io torno in pace con me stesso, col mondo e pure con i presepi.


Penso che basti a spiegare perché quando Lou Reed è scomparso ho pianto abbondantemente. Non eri uno qualunque, e non eri nemmeno semplicemente uno bravo.

domenica 22 dicembre 2013

Terrified of Me

Perché il trip-hop non è solo Bristol, e non è solo UK.



Question
I can speak so softly
Answer
Because I have so much power

Essere tossici, sentirsi tossici, senza rendersene conto. Fino ad un certo punto. Non come Vasco o come Pete Doherty, intendo tossico come l'Eternit o come i colori che usano sui giocattoli made in China col bollino CE contraffatto.
Il mio bollino contraffatto è la razionalità, l'apparente linearità di ragionamento che ti fa dire "è tutto ok, non può esserci nulla di imprevedibile, è tutto così meravigliosamente ordinato", come lo svolgimento di un sistema di equazioni che quello è e quello rimane. E così non serve mettersi al riparo dalle sorprese, non ci vuole l'elmetto o la mascherina o gli occhiali protettivi.
E invece.
C'è che anche da queste parti l'animo è volubile, anche se non lo si da a vedere. Dietro uno sviluppo regolare e metodico di parole e pensieri, c'è un groviglio di impulsi nervosi che dovrebbero e potrebbero essere incontenibili, ma così non è, forse per merito della corazza in acciaio balistico di cui sono rivestito, dentro e fuori.
Succede che queste sinapsi decidono di prendere il comando. Si inserisce il pilota automatico, il calcolatore è convinto di esser lui a guidare, ma altro non è in quel momento che Maggie Simpson che sterza un volante finto, con la massima serietà. Ma non si vive di soli impulsi, e quando finisce la benzina e non c'è più inerzia il conducente torna ad avere un ruolo e un significato.
E cosa fa un iperrazionale quando si trova immerso in un groviglio intricato e illeggibile, una metro di Londra senza cartina? Prende in mano la roncola. Spezza le fibre nervose e apre le maglie. Immaginate Kabir Bedi nella foresta della Malesia. Senza lo sguardo magnetico, e con la barba un po' più corta.
Quando ad inizio 2007 prese forma la versione 1.0 di questo blog, c'erano frammenti de "Il Vile" ovunque. E oggi, come sette anni fa, mi sento un po' Ape Regina.
Posso fare fuori parti di voi
con facilità
La mostruosità di ciò ravviva
la parte cattiva
che non ho avuto mai

sabato 14 dicembre 2013

Unbalanced

Tempo di bilanci. A fine anno si usa fare così.

Stocazzo.

Mi trovo in un vortice di caos dal quale riesco ogni tanto a fuggire per rifiatare, senza avere modo di fermarmi un attimo e fissare le idee e schematizzare mentalmente la situazione.

Ho assunto a tutti gli effetti il ruolo di responsabile dell'ufficio del quale prima facevo parte. A parte alcuni automatismi non ancora funzionanti, specie nei sistemi informativi di approvazione (permessi, straordinari, richieste di approvvigionamento), a parte le basi di economia semi-pura che qualcuno mi dovrà prima o poi trasmettere (altrimenti non saprò mai come si evince un indice di rotazione dei magazzini), a parte che non ho ancora abbandonato il ruolo operativo che avevo prima e anzi mi trovo a sbrigare una serie di noie tipiche delle emergenze di fine anno, direi che tutto sommato mi trovo contento della posizione. Dormo bene la notte, non ho incubi ricorrenti lavorativi e non mi sveglio la mattina fermandomi cinque minuti in più nel letto per pianificare i lotti di acquisto dei materiali.

Ho fatto un sacco di acquisti. Molti dei quali documentati accuratamente su Instagram. I sacchetti Wonderbag per l'aspirapolvere, che si trovano solo su Amazon. L'ultimo flacone rimasto in circolazione (da 40 ml, peraltro) del mio profumo da un sacco di tempo, Hugo Element, che pare sia andato fuori produzione. L'agendina Moleskine Peanuts edition per il 2014, che quest'anno risplende di un bellissimo bianco. Dischi, dischi on line, magliette on line, talvolta abbinate a dischi. Questi sono i 150 dollari che ho investito nel vinile, in un negozietto degli Stati Uniti centro-occidentali.


Il cofanetto dei Beatles, che dopo un paio di anni è sceso sotto i 300 euro su Amazon e ho così tenuto fede alla promessa che mi ero fatto. Ma che è troppo ingombrante e ora non so bene dove mettere in mostra.


Il cofanetto dei Jesus and Mary Chain che è in arrivo, e temo subirà la medesima sorte, tanto da iniziare a meditare un nuovo innesto nell'arredamento di casa, anche se non ho la minima idea del cosa.

E poi niente, c'è la storia dell'incidente di martedì (andavo ai dieci all'ora, non mi sono fatto nulla) e del mio essere appiedato fino a data da definirsi, che però cercherò di fissare in altro modo.

mercoledì 20 novembre 2013

Hanging on the Telephone

Col mattone non ci si guadagna più nulla. Le banche sono poco sicure, e danno una rendita infima.
Avete due soldi da parte e non sapete dove investirli? Io consiglio le tessere telefoniche prepagate di AT&T, per chiamate internazionali da numero fisso con credito a scalare.

 
Può sembrare un business bizzarro, ma facendo un breve salto nel passato posso spiegare meglio la situazione. Correva l'anno 2010 ed ero al mio secondo viaggio di lavoro (breve, come sempre) negli Stati Uniti. Avevo acquistato una di queste tessere già nel 2008, ma per una serie di altrui chiamate inopportune su cellulari si era esaurito il credito. Me ne venne ricomprata un'altra, al prezzo di 10 dollari, corrispondenti al valore fittizio di 150 unità telefoniche.
Ho usato questa tessera per chiamare in Italia nel corso dei miei successivi sei viaggi oltreoceano, senza pormi grossi problemi e prestandola anche occasionalmente ad altre persone. Ieri l'ho rispolverata per chiamare a casa dei miei, e prima ancora per chiamare l'assistenza della caldaia che mi stava frantumando i maroni da ore sul mobile. Come sempre, prima di far partire la chiamata, la gentile voce automatica dell'AT&T mi ha avvisato del credito residuo: 14 dollari e rotti, pari a più di 180 unità fittizie.
Cioè in tre anni questa tessera, oltretutto utilizzandola con frequenza, si è rivalutata del 40%.
Ho trovato il business della vita.

martedì 1 ottobre 2013

Politicsciencefiction

Io uno scenario ce l'avrei anche. Non uno scenario utopico, ma alla luce delle intenzioni che girano nemmeno troppo realistico, diciamo qualcosa che potrebbe potenzialmente svilupparsi dallo stato attuale delle cose ma che difficilmente lo farà.

Si costituisce un partito di centro, con i centristi del PD e i transfughi moderati del PDL e le frattaglie di Scelta Civica/UDC. Un partito moderato, inserito nel PPE, una CDU con molto meno brio.
Resta in piedi, in maniera decisamente rimaneggiata ma comunque organica, la nuova Forza Italia, con dei connotati da destra anomala che non hanno pari in Europa, forse una minima convergenza con la destra francese, ma che non è classificabile nell'estremismo classico. Una salda alleanza ricostruita con la Lega Nord che garantisce la sopravvivenza arginando una possibile ascesa del peggio, perché per quanto si possa aver toccato il fondo c'è sempre un peggio.
Chi decide di rimanere nel PD si può sentire maggiormente libero nell'essere e mostrarsi di sinistra, una sinistra socialista ma non comunista, sensibile ai temi sociali ed etici da troppo tempo trascurati ma svincolata dall'oltranzismo massimalista nostalgico del muro, che a questo punto può inglobare e riportare coi piedi per terra SEL e lasciare ben poche ragioni di esistere alle varie rifondazioni e scissioni della falce col martello.
Il Movimento 5 Stelle viene ridimensionato e assume il ruolo ad esso più consono di cane da guardia della democrazia e del buon senso, una spina nel fianco che costringe al rinnovamento coatto tutti gli altri attori presenti.

A questo punto ci si lascia alle spalle il proporzionale, per non parlare di quell'oscenità -purtroppo necessaria per avere stabilità in questi vent'anni di conflittualità insanabile tra le parti- del proporzionale con bonus di maggioranza, non ci si fa affascinare dal presidenzialismo adatto a una scena politica improntata sul bipolarismo che non corrisponde minimamente a quella italiana, e si ridà peso e dignita al valore del candidato e alla sua responsabilità nei confronti dell'elettorato buttandola su un sistema maggioritario strutturato sui collegi, qualcosa di riconducibile al sistema inglese.

Detto tra noi, farei ancora fatica a trovarmi un partito di riferimento, ma sarei curioso di vedere come andrebbe a finire alle urne.

lunedì 9 settembre 2013

Più di un terzo

Nessun festeggiamento, ma un minimo di autocelebrazione intimistica ci sta.
Ieri, 8 settembre, non ricorreva solo il settantesimo anniversario dell'armistizio che tanto male e tanto bene ha portato nella nostra storia. In questa data, semplice da ricordare, cadde il mio primo giorno "vero" di lavoro, senza contare quei piccoli impeghi estivi malretribuiti ma comunque regolari e validi ai fini del conteggio pensionistico. Per la mia generazione, per i miei coetanei, dieci anni di tempo indeterminato nella stessa azienda sono un traguardo non troppo semplice da raggiungere. Anche qui, c'è del buono e del meno buono, ma i miei tormenti interiori riguardo la fissità del posto vengono temporaneamente sospesi in favore di argomenti più futili. Tipo la rotondità del numero dieci.

"Ten" come il primo album dei Pearl Jam. "10" come un prescindibile ma per certi versi memorabile film di Blake Edwards.
Il Dieci è fin troppo retoricamente il numero dei calciatori di maggior classe, tra i quali mi piace citare Roberto Baggio, Ruud Gullit, David Platt, Domenico Morfeo, Cristiano Doni quando era al Brescia, Paulo Futre.
Le dieci ragazze di Battisti e i cinque scatti di anzianità che corrispondono a dieci anni di assunzione, che sono una miseria ma soccomunquesoldi.
Dieci sigarette nel pacchetto come soglia di riacquisto quando hai in previsione di uscire la sera.
Dieci come la matematica per me, o io per la matematica.

Dieci anni di soddisfazione e massacro, un lavoro e cento ruoli (dieci alla seconda), una scrivania e cinque (dieci diviso due) capi.
Dieci come il duemiladieci, che ci ho pensato oggi che sono passati tre anni e mi sembra ieri.

sabato 31 agosto 2013

Mission/Vision

Volevo costruire un post intorno alle seguenti righe:

I'm a mean motherfucker now, but I once was cool
I'm a bad motherfucker now, but I once was cool

La verità è che, a differenza di un tempo, sono a corto di argomenti. Eppure la gente mi sta sui coglioni tanto quanto prima. E la mia goffaggine continua a produrre conseguenze disdicevoli, come sempre. Sarà forse che diventando vecchio sto perdendo il gusto di riderci sopra? O che il mio pensiero polemico estemporaneo si riesce ormai a circoscrivere nei 140 caratteri di Twitter e non richiede ulteriore approfondimento? O che il pubblico si è ridotto a tipo tre lettori che lurkano e si confondo tra gli spambot che hanno ormai il pieno controllo dei miei referral?

Ci vorrebbe un'ispirazione alla Michael Scott per guadagnare popolarità senza assolutamente apparire ridicoli. Sono ancora indeciso se regalare gelati non richiesti o raccontare storielle tremendamente quanto involontariamente razziste.

lunedì 1 aprile 2013

A marzo non ho postato nulla

C'è ancora vita intelligente da queste parti. Diciamo c'è ancora vita, suvvia.
Cosa è successo nel frattempo, brevemente. Lavoro, corsa, maltempo, Valencia, Black Rebel Motorcycle Club. Il solito, con qualche sporadico diversivo.
Le giornate si allungano, la voglia di stare in ufficio si accorcia, la condizione fisica è brillante e il meteo talvolta non è avverso. Al termine della scorsa settimana ho raggiunto il traguardo dei km in doppia cifra. A questo punto, necessito di nuovi obiettivi. La bacheca di trofei Nike Running+ aspetta di essere riempita.
Di Valencia non saprei bene cosa scrivere. Il casino de Las Fallas o uno lo vede, oppure diventa complicato da spiegare. Stupefacente solo il fatto che un evento così importante sia vissuto in modo molto poco "turistico", nel senso più becero del termine. Roba da autoctoni, +1000 punti.
Seguendo percorsi impervi, sono riuscito a vedere i Black Rebel Motorcycle Club a Milano, nonostante il soldout. Avrei anzi potuto lucrare sui biglietti che avevo in avanzo se, anziché venderli a una coppia di giovani, li avessi ceduti a quel bagarino che mi stava offrendo di più. Ma siccome i bagarini mi stanno sul culo quanto quelli di Ticketone (due facce della stessa medaglia) ho preferito uscircene alla pari, ma con onestà.
Per riassumere il concerto, mi affido ad un breve elenco di tweet elaborati il giorno successivo.
"Commenti a freddo/1: sono diventati più "maturi", li si può anche solo ascoltare #brmc #milan"
"Commenti a freddo/2: ci si spacca meno i timpani, si balla un po' meno #brmc #milan"
"Commenti a freddo/3: se qualcuno me lo propone, vado pure stasera a Torino #brmc #milan"
"Commenti a freddo/4: sto comprando online il vinile nuovo -bellissimo disco- e la maglietta #brmc #milan"
"Commenti a freddo/5: un gin tonic di dimensioni medie e di discreta qualità per 7 euro ai #magazzinigenerali mi pare onesto #brmc #milan"
 Ho qualche biglietto per altra roba imminente in mano, la qual cosa non può che farmi piacere.
Ricominciano "Mad Men" e "Arrested Development" a breve, compagnia per un po' di cene casalinghe solitarie assicurata.
Ossessione per le previsioni del tempo, per organizzare la corsa e per capire se ho bisogno di un abito invernale da cerimonia. Sperando di poter levare le gomme invernali prima di maggio.
Dovrei aggiornare più spesso qui, ho bisogno di fissare le idee da qualche parte.

sabato 23 febbraio 2013

Don't look back into the sun

Ci hanno fatto due palle così con l'ideale delle rockstar dalla vita piena di eccessi e siamo cresciuti un po' tutti con questo mito. Non che sia falso, anzi spesso corrisponde a realtà, ma non per questo deve essere considerata una regola incontrovertibile.
Uno degli ultimi personaggi che si è visto affibbiare quest'etichetta, nel momento dell'apice di popolarità, è stato Pete Doherty. Quello che mi sono trovato davanti ieri sera è invece un uomo incapace di prendere parte a questo gioco, che ha suscitato in me profonda pietà.
Non mi aspettavo un concerto memorabile, parliamoci chiaro. La creatività e il valore artistico lo ha perso nella notte dei tempi, e la popolarità ereditata da quel periodo è ciò che lo tiene ancora a galla in qualche maniera. Eppure, sotto il profilo strettamente musicale, non è stato un brutto concerto.
Pete alla chitarra acustica, accompagnato unicamente da una violinista, che spazia attraverso tutto il suo repertorio, dai brani del disco solista ai pezzoni dei Libertines, passando per un paio di canzoni degli incompiuti Babyshambles degne di nota. Più di un'ora di esibizione, non propriamente coinvolgente ma sicuramente amichevole, in ricordo dei bei tempi andati.
È la presenza fisica ad essere inquietante. Il volto da ragazzino, il fisico un po' emaciato, hanno lasciato spazio ad un uomo che sembra gonfio di cortisone, dalla forma a birillo e dal viso alla Peter Griffin. Solo le spalle ricordano quella sagoma minuta, ispiratrice di tanti hipster con la maglia a righe orizzontali e il cappello nero e i jeans skinny. Si mantiene in piedi a fatica, si muove legnosamente, prova a fare stage diving ma occorrono poi due dei suoi per tirarlo sul palco, accende tre sigarette scroccate al pubblico ma gli cascano dopo un tiro solo. Ad un certo punto, riesce a beccarsi addirittura una testata contro il microfono, roba da deviazione del setto nasale.
Mi è dispiaciuto parecchio, nel vederlo così impotente. Mi hanno detto dal backstage che ha portato con se la figlia, probabilmente con l'intento di mostrarle l'unica cosa che è ancora in grado di fare, canticchiare vecchie belle canzoni intrattenendo un pubblico complice, che pur di vederlo ancora si accontenta di questo.
Io che sognavo un ritorno dei Libertines, come a Reading/Leeds nel 2010, vedo ormai ogni entusiasmo smorzato. Ciò non mi stupisce molto, in realtà, piuttosto l'empatia con un uomo assolutamente perso, un carico di potenzialità totalmente ingestite e sprecate.

E poi si chiude così.

mercoledì 2 gennaio 2013

E anche io mi sento poco bene

Ho letto questo interessante passaggio (a sua volta estrapolato da un post più lungo) sul declino dei blog, che penso sia applicabile sia a chi -come gli esempi poc'anzi linkati- ha una folta schiera di visitatori, sia a chi ha uno sparuto gruppo di lettori affezionati.
Non ho capito se in generale si scriva di meno o se si legga di meno, facendo mancare lo stimolo a chi scrive, se siamo diventati noi pigri o se i "nuovi" social network siano strabiliantemente affascinanti da rendere superfluo tutto il resto.
Un anno fa, di questi tempi stavamo a piangere sulle spoglie di Splinder, ora siamo tutti preoccupati per la salute dell'intera blogsfera. Al di là della mancanza di tempo, o di idee, o dell'asincronia tra i due fattori, non vorrei perdere la buona abitudine di fissare i pensieri per iscritto, in maniera articolata ed esaustiva ma che sia sempre accattivante, e non farmi mancare il confronto sulla mia prescindibilissima produzione.
Tutta questa drammaticità per augurare un buon nuovo anno a chi passa di qui, e se il 2012 è stato l'anno del dinosauro, speriamo che il 2013 sia l'anno dello shoegaze.

venerdì 16 novembre 2012

I don't wanna be sad, I don't wanna be scared

Ripensavo ad una chiacchierata fatta al bancone ieri sera con un amico e il barista, ed un'affermazione quasi retorica e semplicistica eppure calzante. Non se ne può più della gente che si lamenta sempre e di tutto, quando anche l'essere lì in un minuscolo locale del centro a bere qualcosa con un amico è sintomo di tre elementi di cui dover essere felici:
- se sei qui significa che stai bene, che non hai problemi, che la salute in fondo c'è
- se stai bevendo al bar, significa che due soldi da spendere per un gin tonic ce li hai
- se sei con un amico, significa che hai almeno un amico
Cioè, sono banalità, ma sono abbastanza per essere comunque sereni.

Sarà che sono uscite le date per il 2013 dei Black Rebel Motorcycle Club e vedo tutto sotto un'ottica diversa.

P.S. espressamente per Bibby: ma a questo festival ci hai mai pensato? Tu che sei di Torino, che fai snowboard e ascolti musica di un certo livello, nello scoprirne l'esistenza ho pensato a te. A me è quasi venuta voglia di imparare a stare in piedi sulla neve, fai tu.

giovedì 20 settembre 2012

Accento creativo

A me sta cosa che gli americani chiamano l'Adidas "adìdas" fa morire dal ridere, meglio pure della Nike che secondo loro è "naiki" (magari hanno pure ragione, dato che in fondo è roba loro, ciò non toglie che sia ridicolo).
E comunque non voglio più vedere un supermercato o centro commerciale da qui alla fine dell'anno.

lunedì 17 settembre 2012

Umanità varia

Ma sono solamente io ad avere l'impressione che i personaggi descritti nei testi di Lou Reed e in quelli dei Belle and Sebastian siano praticamente gli stessi?

martedì 11 settembre 2012

Sold out

Un investimento tanto fortunato quanto involontario. Meglio ancora di quando prendo un paio di pantaloni dall'armadio, li indosso e trovo in tasca cinque euro (mi succede piuttosto di frequente).
Ricordavo di aver conservato qualche dollaro dall'ultimo viaggio negli Stati Uniti, così stasera ho cercato nei cassetti e ho trovato abbastanza agevolmente il bottino (esatto, dopo più di un anno e mezzo ho ritrovato dollari, passaporto e pure il modulo ESTA che ormai è scaduto ed è solo un pezzo di carta buono per giocarci a tris, con un trasloco di mezzo, mentre non sono stato capace di trovare una chiave depositata sulla mensola tre settimane prima). Duecentosessanta dollari.
Duecentosessanta dollari acquistati al cambio di gennaio 2011 (1.35) con 193 €, e che al cambio attuale di 1.27 valgono 205 €. Alla faccia dello zero virgola zero di interessi che ti danno sul conto corrente.

giovedì 16 agosto 2012

Vincere facile

Adoro il cinismo, non è una novità. Il politicamente scorretto mi diverte da morire.
Un'intera popolazione che fa battute su un personaggio (che fu popolare e idolatrato) in un momento di estrema debolezza e difficoltà non è cinismo. È tiro al bersaglio sulla crocerossa ferma con una ruota a terra.
Non ho trovato divertente una battuta su Alex Schwazer, e prima di lui su Federica Pellegrini. Non ne prendo sicuramente le difese, uno ha commesso un errore madornale che lo sputtanerà a vita e l'altra è una boriosa con pochi eguali, ma sono molto più ridicoli quelli che fino a tre giorni fa ne tessevano le lodi e ora li sbeffeggiano proprio mentre si mostrano in tutta la loro fallibile umanità.

L'ironia sulla sparizione della salma di Mike Bongiorno è roba di un altro livello.

domenica 12 agosto 2012

Dazed and abused

Il mojito, nell'immaginario collettivo, è diventato uno dei simboli dell'estate, della trasgressione, di lunghe serate trascorse sulla spiaggia o in discoteca o ad una festa in piscina, il tutto con questa specie di tisana ghiacciata in mano che dona scioltezza e disinibisce.
Ok. Io la vedo in una maniera leggermente diversa.
Premesso che mi piace avere sempre in mano qualcosa da bere, la gestualità, la situazione, l'atto stesso, ma anche mantenere il controllo e la lucidità, dato che odio avere in testa un sacco di cose interessanti e divertenti da dire, avere una voglia esagerata di esprimermi, ma essere consapevole di aver perso al tempo stesso la fluenza verbale e quindi autocensurarmi, è dunque capitato di passare intere serate a bere mojito per non perdere un filo di brillantezza. Io però quelli che dichiarano di sbronzarsi con i mojito proprio non li capisco. Quanti ce ne vogliono? Nove? Dieci? Quante volte tocca andare in bagno prima, con il classico ripiglio da toilette? Quante piantagioni di menta tocca abbattere, quanta superficie di ghiaccio artico tritare, quanto zucchero di canna pestare con il lime, per avvertire quel leggero torpore encefalico?
Il mojito è la bevanda simbolo dei finti sbronzi. Quelli che devono ostentare divertimento a tutti i costi. Punto.
Un capitolo a parte meriterebbe il Mojito Soda, una delle più grosse minchiate che si possano trovare sul mercato.
Ora scusate, esco sotto il portico a devastarmi di Coca Malibu.

mercoledì 1 agosto 2012

Meglio un uovo oggi

La mia acerba attitudine ai fornelli non mi permette di andare a fondo in una questione lessicale, o forse sostanziale.
Perché una frittata per cuocere necessita di 15-20 minuti effettivi di cottura in padella, al netto dunque dei sei minuti che impiego per rompere due uova, e non parliamo di una frittata alta, mentre negli Stati Uniti per prepararti una omelette a colazione basta che la facciano saltare per 3-4 minuti sulla loro piastra bisunta? La omelette non è forse una frittata?

martedì 3 luglio 2012

Magical Mystery Tour

Oggi sono stato definito "metrosexual" per aver ricevuto la visita della rappresentante commerciale -decisamente prosperosa- di un nostro potenziale fornitore, averla portata a visionare una linea di assemblaggio per la quale potrebbero realizzare alcune modifiche e non averla portata a bere un caffè alla macchinetta in officina.
"Ti capitano tutte le fortune, porti in giro una con le tette grosse e non condividi niente con gli operai". È che non avevo ben presente quale reato si potesse configurare, tipo concorso esterno in molestie sessuali.

martedì 29 maggio 2012

Come mandare la suspense a puttane

Ci sono ricascato. Wikipedia contiene più spoiler del racconto di un bambino di otto anni.
Cercavo la corrispondenza tra i personaggi di Romanzo Criminale e i veri membri della Banda della Magliana. Sono a metà della seconda serie e già so chi morirà e per mano di chi.
Io apprezzo, carissimo wikicontributore, il tempo che spendi per riempire quelle pagine senza riceverne alcun tornaconto personale, e non so come farei senza di te, però santiddio, se devi spiegarmi che Tizio nella fiction corrisponde a Caio nella realtà non mi frega un cazzo sapere che Tizio è morto ammazzato da Sempronio, con dovizia di particolari, luogo del delitto, arma del delitto e minuto esatto della tale puntata. Mi rovini solamente l'umore. La prossima volta, ascolta un cretino, fai una semplice tabellina simil-Excel con due colonne, i due nomi bastano e avanzano.

venerdì 4 maggio 2012

Face down ass up

La morte di Jimi Hendrix prima e la seconda serie di Breaking Bad poi hanno fortemente colpito il mio immaginario, condizionando il mio comportamento. Quando rientro a casa dopo una serata "intensa" e mettendomi a letto sento la testa e lo stomaco velatamente in subbuglio, faccio molta attenzione a non addormentarmi a pancia in su, per non fare la fine del povero James Marshall o della povera Jane (spoiler).
L'aspetto interessante è che io non dormo mai a pancia in su, e non mi è mai successo di dar di stomaco per l'alcool (in tempi recenti, chiaramente).