venerdì 9 marzo 2012

Feed me with your kiss

Sto provando ad avventurarmi nel meraviglioso mondo dei feed. Ovvero quello strumento che ammazza i ricavi pubblicitari dei banner "pay per clic".
Non ho capito se sono impedito io, o se sono poco all'avanguardia queste testate, ma prego segnalare chi conoscesse eventuali RSS Feed di Q magazine e Mojo, che mancano nella mia eterogenicissima lista. Peccato che Tutto abbia chiuso i battenti, peraltro.
Così potrò postare ancora più link, notizie e video assolutamente privi di interesse, e non vi chiedo nemmeno la mancia.


Mush Rooms

Oggi non è successo nulla di interessante. No, nemmeno un nuovo brano dei Radiohead.

In compenso su Freddy Nietzsche ho trovato questa roba devastante qua.

mercoledì 7 marzo 2012

Twilight to Starlight

Fondamentalmente è un casino. Al di là del lutto domestico per l'improvviso cambio di programmazione di Rete4 e la mancata puntata di Paolone nostro, quanti popcorn sprecati.
Mi mancava giusto una band scozzese, la quarantatreesima per cui prendo un'infatuazione credo. The Twilight Sad, che a dispetto del nome sono in realtà molto ma molto più tristi. Non tristi come Mariottide, che la mia memoria ha rispolverato stasera leggendo appunto di musica triste, ma quel triste che fa figo, quasi emo.
Poi si va a vedere la pagina di Wikipedia del gruppo, scoprendo che la foto che campeggia in cima alla pagina è stata scattata da Avalanche Records, vale a dire il negozio di dischi edimburghese, di cui discorrevo da queste e altre parti giorni fa, che mi ha visto protagonista di una rapina a mano armata. Il rapinatore ero io, e l'arma era la mia Visa. Facendo un 2+2 delle date, a dire il vero la foto è stata scattata nel vecchio negozio, ché in Grassmarket si sono trasferiti da pochi mesi sembra, ma è comunque una questione molto figa questa.
La non-novità del giorno è invece che i Radiohead hanno suonato un nuovo brano inedito. Ne fanno praticamente uno a concerto, poi hai voglia di stare a comprare tutti i dischi, tanto questi ti fregano sempre.

Upside Down

La leggenda vuole che le sonorità di "Psychocandy" e "Darklands" dei Jesus and Mary Chain fossero fortemente influenzate dall'abuso di LSD e anfetamine che facevano all'epoca i fratelli Reid.
Non saprei dire riguardo la parte lisergica, ma le anfetamine in Psychocandy si sentono tutte. Se così non fosse, stamattina avrei accostato l'auto alla prima piazzola praticabile e sarei ancora là a dormire con la fronte sul volante e lo scudetto Lancia in bassorilievo sul mento.

martedì 6 marzo 2012

Target acquired

Prima di mettere in atto il Piano di Rinascita Democratica ovvero piano di distruzione planetaria per mano incrociata di Iran e Nord Corea, resta una sola cosa che valga la pena fare. Un biglietto aereo per Austin,TX e poi un biglietto per il SXSW, giovedì prossimo, The Jesus and Mary Chain. Concertone, botte da orbi, timpani spaccati, poi tanti saluti a tutti e radiamo al suolo 'sto pianeta che non ha più niente da dirci. Canticchiando "Down on me".

lunedì 5 marzo 2012

Tecnico del sonno

Cos'è successo oggi? Poco e un cazzo.
Jack White ha cantato due nuovi brani al Saturday Night Live, uno dei quali già pubblicato in anteprima settimane fa.
C'è in giro qualcosa di nuovo e meno nuovo di Paul Weller, che i più diranno "ma chi se lo incula" e a me invece piace abbastanza.
Si discute dell'amico, compagno, marito o corista (come lo chiama "Avvenire") di Lucio Dalla e delle sue parole ai funerali. Anzi, no, delle sue parole non interessa a nessuno, quello che conta è il gossip e l'etichetta da appiccicare alle persone. Siamo sempre sul pezzo.
Gli Afterhours ci hanno fatto sentire una canzone che sente di nuovo e di vecchio, non so effettivamente che pensare, ci si mette in standby come al solito.
Mi sono pure svegliato con i capelli biondi. E oggi a occhio e croce inizia quel periodo dell'anno in cui ascolto prevalentemente i Jesus and Mary Chain.

sabato 3 marzo 2012

Out of time

Sono portato a maggiore comprensione per quelli che passano la vita a pippare coca nei bagni del baretto in piazza, serate tutte uguali, nulla che dia la dimensione del tempo scorre.
Perché dico ciò? Perché questa settimana ho fatto la combo:
- ho finito la quarta (ed ultima finora trasmessa) serie di Mad Men
- l'appuntamento domenicale su Showtime con Californication (che per me equivale a guardarmelo il martedì/mercoledì) è saltato
- l'appuntamento del giovedì sera sulla CBS con The Big Bang Theory (di cui io fruisco il sabato) è pure saltato, a quanto pare era una settimana particolare negli States, tipo settimana invernale di chiusura delle scuole o qualcosa del genere
- oggi pomeriggio volevo guardarmi il Letterman su Rai5, c'era peraltro ospite Jon Hamm (per gli amici, Don Draper), e la guida tv del canale digitale nonché il sito della rete lo dava alle 15:05. Ho atteso quell'ora, acceso la tv e mi sono trovato davanti Philippe Daverio, scoprendo con rammarico e rabbia che gli orari indicati sulle sopraccitate guide erano avanti di un'ora

Per chi non lo sapesse, tipo me stamattina, oggi compie gli anni lui, e va opportunamente venerato.

Sineddoche

Febbraio che non sembra nemmeno di stare in Padania, e il Blue Album dei Weezer che rimbomba, quasi fosse un sabato pomeriggio di anni fa. L'effetto è completamente diverso, ma i ricordi in testa sono nitidi, come se non fosse passato tutto quel tempo. La staticità è sempre stata un mio cruccio, sentirla nuovamente inesorabile non ad altro se non alimentare questi momenti di nostalgia, per una serie di dettagli che significavano qualcosa più che per il tutto.

venerdì 2 marzo 2012

Sweat(er) Eighties

Anni fa, un fenomeno di costume ha sdoganato la presenza delle persone di colore nell'immaginario collettivo, persone di cui fino a quel momento il popolo italiano ignorava l'esistenza.
No, è successo prima di George Weah.
No, pure prima dell'arrivo in Italia di Ruud Gullit.
Il merito è della famiglia Robinson, protagonista dell'omonimo telefilm, del quale ormai mi sparo tre puntate all'ora di cena ogni giorno, trasmesse da un canale ignobile del digitale terrestre di cui nemmeno ricordo il nome.
Lo sapevate che nella versione americana il cognome originale della famiglia era Huxtable? Ritenuto troppo difficoltoso per il pubblico nostrano, fu trasformato in qualcosa di più digeribile. Ah, i bei tempi in cui la tv veniva incontro alle difficoltà del pubblico meno colto, anziché approfitare delle sue lacune per fotterlo!
Ieri sera avete visto l'episodio in cui compare Stevie Wonder? No? Beh, nemmeno lui.

giovedì 1 marzo 2012

Post Totalmente Autoreferenziale

È l'amara verità, su Blogger/Blogspot (come lo si deve chiamare non l'ho ancora capito) la gente scrive un gran poco, quantomeno i miei contatti.
E i feed in homepage, che ancora non sono riuscito ad estirpare, amplificano questa sensazione, ogni volta che guardi le novità latitano. Se qualcuno ha degli amici che scrivono spesso, possibilmente cose intelligenti, me lo faccia sapere, anche perché ho finito tutte le stagioni di Mad Men e ho più tempo da dedicare al mondo contemporaneo, non solo ai newyorkesi anni Sessanta.