Col mattone non ci si guadagna più nulla. Le banche sono poco sicure, e danno una rendita infima.
Avete due soldi da parte e non sapete dove investirli? Io consiglio le tessere telefoniche prepagate di AT&T, per chiamate internazionali da numero fisso con credito a scalare.
Può sembrare un business bizzarro, ma facendo un breve salto nel passato posso spiegare meglio la situazione. Correva l'anno 2010 ed ero al mio secondo viaggio di lavoro (breve, come sempre) negli Stati Uniti. Avevo acquistato una di queste tessere già nel 2008, ma per una serie di altrui chiamate inopportune su cellulari si era esaurito il credito. Me ne venne ricomprata un'altra, al prezzo di 10 dollari, corrispondenti al valore fittizio di 150 unità telefoniche.
Ho usato questa tessera per chiamare in Italia nel corso dei miei successivi sei viaggi oltreoceano, senza pormi grossi problemi e prestandola anche occasionalmente ad altre persone. Ieri l'ho rispolverata per chiamare a casa dei miei, e prima ancora per chiamare l'assistenza della caldaia che mi stava frantumando i maroni da ore sul mobile. Come sempre, prima di far partire la chiamata, la gentile voce automatica dell'AT&T mi ha avvisato del credito residuo: 14 dollari e rotti, pari a più di 180 unità fittizie.
Cioè in tre anni questa tessera, oltretutto utilizzandola con frequenza, si è rivalutata del 40%.
Ho trovato il business della vita.
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mercoledì 20 novembre 2013
martedì 23 luglio 2013
Feuilletons
Ho perso il conto delle storture di naso che mi tocca subire quando confesso di leggere Il Foglio, quantomeno la versione online, e nemmeno saltuariamente dato che sono abbonato al feed.
(a proposito, dopo la scomparsa di Google Reader ho ripiegato su Feedly, ma sono aperto ad ogni suggerimento, non mi sento soddisfatto al 100%)
Ho spiegato plurime volte che al di là dell'orientamento politico e delle discussioni sui temi etici, ci sono retrospettive politiche interessanti e non banali, e soprattutto articoli di costume di grande spessore. E ho fatto spesso il nome di Annalena Benini, la penna a mio avviso più interessante, e non solo perché spesso si rifà a fiction e serie tv d'Oltreoceano di mio interesse per spiegare fenomeni di costume. Trovo i suoi pezzi imperdibili. E il senso della mia ammirazione è restituito da articoli come questo, in cui descrive l'istinto dello scrittore/scribacchino o giornalista/blogger medio nel percepire gli accadimenti grandi o piccoli secondo un fine narrativo, o quest'altro, che mette a nudo implacabilmente ma con comprensione la tendenza a fotografare(-si) per apparire.
(a proposito, dopo la scomparsa di Google Reader ho ripiegato su Feedly, ma sono aperto ad ogni suggerimento, non mi sento soddisfatto al 100%)
Ho spiegato plurime volte che al di là dell'orientamento politico e delle discussioni sui temi etici, ci sono retrospettive politiche interessanti e non banali, e soprattutto articoli di costume di grande spessore. E ho fatto spesso il nome di Annalena Benini, la penna a mio avviso più interessante, e non solo perché spesso si rifà a fiction e serie tv d'Oltreoceano di mio interesse per spiegare fenomeni di costume. Trovo i suoi pezzi imperdibili. E il senso della mia ammirazione è restituito da articoli come questo, in cui descrive l'istinto dello scrittore/scribacchino o giornalista/blogger medio nel percepire gli accadimenti grandi o piccoli secondo un fine narrativo, o quest'altro, che mette a nudo implacabilmente ma con comprensione la tendenza a fotografare(-si) per apparire.
domenica 10 febbraio 2013
So I felt like an actor
Non riesco a spiegare agli altri, tantomeno a me stesso, la contraddizione tabagistica che mi vede incapace di fumare in un luogo chiuso, che sia casa mia o un locale, e altrettanto incapace di non fumare quando sono al volante.
Ripensavo a ieri. Sono uscito di casa due volte, nel tardo pomeriggio per andare all'Esselunga e la sera per andare Lio. Un totale di 11.6 km, ripercorrendo il tragitto su Google Maps. Un totale di quattro sigarette, secondo il mio pacchetto. Una media di una sigaretta ogni 2.9 km. La colpa è anche di questa canzone con cui sono andato in fissa ieri, ma non nascondiamoci dietro a un dito. Io ho un problema.
La mia lucida analisi non si è conclusa qui, purtroppo. Perché quegli 11.6 km sono frutto di percorsi allungati di proposito per concedermi il tempo di una sigaretta, mentre seguendo per ogni tratta il tragitto più breve avrei percorso un totale di 6 km. Ho raddoppiato la strada per potermi godere in pace quattro sigarette in modalità David Bowie. Questa deviazione stradale/mentale mi costa più di benzina che di tabacchi, peraltro.
Soffro di claustrotabagismo. Non iniziate a fumare in auto, crea dipendenza (molto più del fumare generico, per quanto mi riguarda).
Ripensavo a ieri. Sono uscito di casa due volte, nel tardo pomeriggio per andare all'Esselunga e la sera per andare Lio. Un totale di 11.6 km, ripercorrendo il tragitto su Google Maps. Un totale di quattro sigarette, secondo il mio pacchetto. Una media di una sigaretta ogni 2.9 km. La colpa è anche di questa canzone con cui sono andato in fissa ieri, ma non nascondiamoci dietro a un dito. Io ho un problema.
La mia lucida analisi non si è conclusa qui, purtroppo. Perché quegli 11.6 km sono frutto di percorsi allungati di proposito per concedermi il tempo di una sigaretta, mentre seguendo per ogni tratta il tragitto più breve avrei percorso un totale di 6 km. Ho raddoppiato la strada per potermi godere in pace quattro sigarette in modalità David Bowie. Questa deviazione stradale/mentale mi costa più di benzina che di tabacchi, peraltro.
Soffro di claustrotabagismo. Non iniziate a fumare in auto, crea dipendenza (molto più del fumare generico, per quanto mi riguarda).
martedì 11 dicembre 2012
Numb-
Si sta riattivando il cervello. Inizio a scrivere brevi frasi di senso compiuto, che talvolta trovo piuttosto divertenti. Le trovate qui, se ancora non lo sapeste.
Poco fa ho raggiunto quello che nei videogiochi di una volta si chiamava "perfect". Non so se ho mai detto che la tempistica delle mie lavatrici di capi scuri era scandita dalla necessità di calzini. Quando inizio a vedere il fondo del cassetto dei calzini puliti, è ora di programmare una lavatrice. Stanco di tutto ciò, ho acquistato dei calzini nuovi per allungare il lead time di cinque giorni. Fino a quando -stasera- non si ripresenta comunque il problema, giusto un po' più in ritardo del solito.
Ho caricato la lavatrice, aspettato che la storia seguisse il suo corso e iniziato a stendere. Ho usato esattamente TUTTE le mollette che avevo, né una in meno, né una in più (usarne una in più è chiaramente impossibile, è per dire che si sono rivelate sufficienti all'unità esatta).
E qualcuno si ostina a dire che il destino non sta scritto nella perfezione dei numeri.
Poco fa ho raggiunto quello che nei videogiochi di una volta si chiamava "perfect". Non so se ho mai detto che la tempistica delle mie lavatrici di capi scuri era scandita dalla necessità di calzini. Quando inizio a vedere il fondo del cassetto dei calzini puliti, è ora di programmare una lavatrice. Stanco di tutto ciò, ho acquistato dei calzini nuovi per allungare il lead time di cinque giorni. Fino a quando -stasera- non si ripresenta comunque il problema, giusto un po' più in ritardo del solito.
Ho caricato la lavatrice, aspettato che la storia seguisse il suo corso e iniziato a stendere. Ho usato esattamente TUTTE le mollette che avevo, né una in meno, né una in più (usarne una in più è chiaramente impossibile, è per dire che si sono rivelate sufficienti all'unità esatta).
E qualcuno si ostina a dire che il destino non sta scritto nella perfezione dei numeri.
venerdì 2 novembre 2012
Tripadvisor
Come molte altre persone, in particolar modo della mia generazione, ho viaggiato con Ryanair e sono grato a Michael O'Leary e alla sua geniale intuizione di una compagnia low-cost del genere per avermi permesso di visitare luoghi che mai altrimenti avrei potuto raggiungere pagando un vero biglietto.
Come molti turisti squattrinati, mi sono dunque trovato spesso in coda al gate per imbarcarmi e occupare il mio posto non numerato, chiedendomi chi fossero quei dementi che stavano nell'altra fila, avendo pagato un imbarco "Priority" costato probabilmente quanto il mio biglietto, per salire sul Boeing 737 giusto un istante prima.
Col passare degli anni, ho potuto condurre alcuni studi antropologici sugli occupanti della fila che sale per prima, posso dunque enumerare un breve campionario di questi soggetti:
- innanzitutto ci sono io, che quando viaggio per lavoro su tratte non coperte (o coperte male) da compagnie tradizionali posso permettermi di investire una piccola parte del risparmio e farci rientrare l'addizionale di 6 euro (più eventualmente altri 6 per il ritorno), talvolta buttati nel cesso causa arrivo all'ultimo secondo o distrazione fatale o perdita di tempo ai controlli di sicurezza causa presenza di utensile metallico appuntito lungo 40 cm nel mio bagaglio a mano (tratto da una storia vera)
- ci sono almeno due persone, delle sette-otto in fila, che non hanno capito il meccanismo e si accodano erroneamente, chiedendosi pure il perché di tutti quegli altri Lemmings che tengono la destra quando c'è un corridoio libero a sinistra, salvo venire poi respinti dalle gentili signorine che li spediscono proprio dietro tutti quei Lemmings che apparivano loro poco scaltri fino a pochi istanti prima
- la famiglia medio-borghese poco avvezza agli aeroplani che ha comprato i biglietti in agenzia, elargendo una commissione equivalente al prezzo del volo, acquistando tutti gli extra possibili incluso il trolley griffato; particolarmente insopportabile il figlio poco più che decenne, che indossa un paio di Hogan (figliolo, non ti accorgi di quanto facciano pena quelle scarpe?) e puntualmente blocca il flusso -fortunatamente ridotto, essendo noi stronzi con priorità giusto quattro gatti per definizione- nascondendo la carta d'imbarco e/o il documento nei posti più angusti e impiegando ogni volta un minuto abbondante per mostrarlo all'assistente di terra/bordo; da segnalare anche la pettinatura a caschetto tipo bambino del Kinder Cioccolato, altrettanto orribile
- businessmen che non si schiodano un attimo dal telefono, non per concludere chissà quali trattative o contratti, bensì per lamentarsi con l'interlocutore di quanto rigido sia il limite per il bagaglio a mano, di quanto mediocre sia il servizio privo di bevande o giornali, di quanto ridicola sia questa abitudine da parte di una compagnia irlandese di dare comunicazioni in inglese e poi casomai in italiano e di conseguenza di quanto inascoltabile sia l'italiano di questi steward/hostess che parlano otto lingue ma si sente che non hanno padronanza, di quanto stretti siano i posti e di quanto folle sia questa compagnia che tra non molto vedrai che farà pagare l'accesso alla toilette e renderà disponibili posti in piedi ancora più low-cost per gli ultra-poveracci (tutte bufale apparse sui boxini dei quotidiani online e mai verificatesi nel concreto, in quanto appunto bufale)
- l'arrogante affrettato, che arriva all'ultimo secondo quando tutti hanno già passato il varco e corre in mezzo alla folla usando il proprio trolley a mo' di ariete e sventolando la carta d'imbarco con l'altra mano, gridando "praioriti, praioriti"; nel mentre tu, passeggero prioritario arrivato un po' meno tardi di lui, hai sfruttando la corsia di accesso per guadagnare qualche posizione ma ti sei accodato a coloro i quali avevano già guadagnato il posto in fila poiché meno prioritari ma un po' più furbi di te; perché poi, a dirla tutta, avere la priorità e arrivare a imbarco quasi chiuso è da scemi, e non è il caso di urlarlo ai quattro venti
- lo straniero consapevole, anglofono o comunque nordico, che ha pagato per un servizio a lui noto, che si fa i cazzi suoi e non rompe le palle a chi gli sta intorno
Come molti turisti squattrinati, mi sono dunque trovato spesso in coda al gate per imbarcarmi e occupare il mio posto non numerato, chiedendomi chi fossero quei dementi che stavano nell'altra fila, avendo pagato un imbarco "Priority" costato probabilmente quanto il mio biglietto, per salire sul Boeing 737 giusto un istante prima.
Col passare degli anni, ho potuto condurre alcuni studi antropologici sugli occupanti della fila che sale per prima, posso dunque enumerare un breve campionario di questi soggetti:
- innanzitutto ci sono io, che quando viaggio per lavoro su tratte non coperte (o coperte male) da compagnie tradizionali posso permettermi di investire una piccola parte del risparmio e farci rientrare l'addizionale di 6 euro (più eventualmente altri 6 per il ritorno), talvolta buttati nel cesso causa arrivo all'ultimo secondo o distrazione fatale o perdita di tempo ai controlli di sicurezza causa presenza di utensile metallico appuntito lungo 40 cm nel mio bagaglio a mano (tratto da una storia vera)
- ci sono almeno due persone, delle sette-otto in fila, che non hanno capito il meccanismo e si accodano erroneamente, chiedendosi pure il perché di tutti quegli altri Lemmings che tengono la destra quando c'è un corridoio libero a sinistra, salvo venire poi respinti dalle gentili signorine che li spediscono proprio dietro tutti quei Lemmings che apparivano loro poco scaltri fino a pochi istanti prima
- la famiglia medio-borghese poco avvezza agli aeroplani che ha comprato i biglietti in agenzia, elargendo una commissione equivalente al prezzo del volo, acquistando tutti gli extra possibili incluso il trolley griffato; particolarmente insopportabile il figlio poco più che decenne, che indossa un paio di Hogan (figliolo, non ti accorgi di quanto facciano pena quelle scarpe?) e puntualmente blocca il flusso -fortunatamente ridotto, essendo noi stronzi con priorità giusto quattro gatti per definizione- nascondendo la carta d'imbarco e/o il documento nei posti più angusti e impiegando ogni volta un minuto abbondante per mostrarlo all'assistente di terra/bordo; da segnalare anche la pettinatura a caschetto tipo bambino del Kinder Cioccolato, altrettanto orribile
- businessmen che non si schiodano un attimo dal telefono, non per concludere chissà quali trattative o contratti, bensì per lamentarsi con l'interlocutore di quanto rigido sia il limite per il bagaglio a mano, di quanto mediocre sia il servizio privo di bevande o giornali, di quanto ridicola sia questa abitudine da parte di una compagnia irlandese di dare comunicazioni in inglese e poi casomai in italiano e di conseguenza di quanto inascoltabile sia l'italiano di questi steward/hostess che parlano otto lingue ma si sente che non hanno padronanza, di quanto stretti siano i posti e di quanto folle sia questa compagnia che tra non molto vedrai che farà pagare l'accesso alla toilette e renderà disponibili posti in piedi ancora più low-cost per gli ultra-poveracci (tutte bufale apparse sui boxini dei quotidiani online e mai verificatesi nel concreto, in quanto appunto bufale)
- l'arrogante affrettato, che arriva all'ultimo secondo quando tutti hanno già passato il varco e corre in mezzo alla folla usando il proprio trolley a mo' di ariete e sventolando la carta d'imbarco con l'altra mano, gridando "praioriti, praioriti"; nel mentre tu, passeggero prioritario arrivato un po' meno tardi di lui, hai sfruttando la corsia di accesso per guadagnare qualche posizione ma ti sei accodato a coloro i quali avevano già guadagnato il posto in fila poiché meno prioritari ma un po' più furbi di te; perché poi, a dirla tutta, avere la priorità e arrivare a imbarco quasi chiuso è da scemi, e non è il caso di urlarlo ai quattro venti
- lo straniero consapevole, anglofono o comunque nordico, che ha pagato per un servizio a lui noto, che si fa i cazzi suoi e non rompe le palle a chi gli sta intorno
lunedì 15 ottobre 2012
Sarebbe stato più divertente dire "Stocazzo"
Ho finalmente capito chi mi è entrato in casa mentre ero nel Missouri.
È stata la Polizia Municipale.
Perché dopo aver presentato la domanda per il cambio di residenza, e dopo aver ricevuto comunicazione che tale domanda era stata elaborata, oggi mi è arrivata la conferma, o meglio, la "Comunicazione di accoglimento dell'istanza". Che recita così:
"Con riferimento al procedimento anagrafico in oggetto, si comunica che questo ufficio ha riscontrato le dichiarazioni da Lei rese ai sensi degli artt. 13 del DPR 223/1989 e 5 del DL 5 del 9 febbraio 2012 n. 5 accertando la dimora abituale al nuovo indirizzo da Lei denunciato."
Dicono che solitamente viene il vigile a suonarti a casa, per vedere se effettivamente ci risiedi. A me non ha suonato nessuno. Ok, il campanello fa quel cazzo che gli pare, ma non mi hanno lasciato nessun messaggio. Nessuno mi ha riportato nulla per conto loro. Nessuno mi ha telefonato per dirmi di farmi trovare a casa alla talora. Eppure hanno accertato. In contumacia. Sono stati loro. Potevano almeno lasciarmi un biglietto per dirmelo. O una contravvenzione sul parabrezza dell'auto, come firma del delitto.
N.B. Il titolo arriva da qui
È stata la Polizia Municipale.
Perché dopo aver presentato la domanda per il cambio di residenza, e dopo aver ricevuto comunicazione che tale domanda era stata elaborata, oggi mi è arrivata la conferma, o meglio, la "Comunicazione di accoglimento dell'istanza". Che recita così:
"Con riferimento al procedimento anagrafico in oggetto, si comunica che questo ufficio ha riscontrato le dichiarazioni da Lei rese ai sensi degli artt. 13 del DPR 223/1989 e 5 del DL 5 del 9 febbraio 2012 n. 5 accertando la dimora abituale al nuovo indirizzo da Lei denunciato."
Dicono che solitamente viene il vigile a suonarti a casa, per vedere se effettivamente ci risiedi. A me non ha suonato nessuno. Ok, il campanello fa quel cazzo che gli pare, ma non mi hanno lasciato nessun messaggio. Nessuno mi ha riportato nulla per conto loro. Nessuno mi ha telefonato per dirmi di farmi trovare a casa alla talora. Eppure hanno accertato. In contumacia. Sono stati loro. Potevano almeno lasciarmi un biglietto per dirmelo. O una contravvenzione sul parabrezza dell'auto, come firma del delitto.
N.B. Il titolo arriva da qui
giovedì 27 settembre 2012
Knives Out
In realtà tu non avevi ancora copiato tutto quello che c'era sul vecchio portatile sull'hard disk esterno.
E quei figli di puttana si sono portati via in un qualche modo un pezzetto della tua esistenza.
Se vedete in giro un Asus EEE PC color Bordò (immagino non ve ne siano molti in giro) siete pregati di segnalarmelo, che ci penso io a ristabilire l'ordine delle cose.
E quei figli di puttana si sono portati via in un qualche modo un pezzetto della tua esistenza.
Se vedete in giro un Asus EEE PC color Bordò (immagino non ve ne siano molti in giro) siete pregati di segnalarmelo, che ci penso io a ristabilire l'ordine delle cose.
venerdì 7 settembre 2012
Write about love
Io sarò anche poco in forma e recentemente fissato con i dischi che ascolto, e i miei post da un po' di tempo a questa parte non sono niente di che, ma ogni volta che apro Google Reader è una delusione. Tolto uno sparuto gruppetto di irriducibili, non scrive più un cazzo nessuno, e si che settembre è arrivato per tutti e non c'è più la scusa che la gente è in ferie.
Io quando lancio Firefox so già che mi annoierò.
Io quando lancio Firefox so già che mi annoierò.
giovedì 26 luglio 2012
And the tap drips
Sembrava una serata tranquilla, vissuta all'insegna della nuova ossessione (SongPop, una valida forma di dipendenza alternativa all'alcol o al tabacco). Quando arriva la notizia che non ti aspetti.
Quella di sabato al Vinile45 non sarà l'ultima serata della stagione. Sarà l'ultima serata e punto, per il Vinile che abbiamo sempre frequentato. Riaprirà a settembre sottoforma di club, elettronica e dj set veri anziché live, chitarre e un pezzo degli Strokes a dirti che era il momento di muoverti un po' a tempo e un po' a caso.
Un anno e mezzo fa hanno chiuso la Latteria Molloy (e si vocifera della sua riapertura, sarebbe una boccata di ossigeno), ora ci tolgono l'avamposto e lo consegnano a quelli che hanno in mano l'intera nightlife di Brescia. Era un circolo ARCI in cui si pagava praticamente sempre l'ingresso, e le consumazioni costavano come un locale normale. In consolle la rotazione era scarsa, periodi in cui la scaletta era predefinita, altri momenti in cui era fuori tema, certi sabati non c'era quasi nessuno, e il gin tonic ogni tanto si scordavano di fartelo alcolico. Ma nonostante tutti questi difetti, a quella che amavamo definire "la solita merda" ci ero affezionato, e ci ho passato più di tre quarti dei sabato sera di questa stagione 2011/2012. Ed è stupido usare il passato, che c'è ancora una serata da fare. Ma ci sono rimasto davvero male.
Quella di sabato al Vinile45 non sarà l'ultima serata della stagione. Sarà l'ultima serata e punto, per il Vinile che abbiamo sempre frequentato. Riaprirà a settembre sottoforma di club, elettronica e dj set veri anziché live, chitarre e un pezzo degli Strokes a dirti che era il momento di muoverti un po' a tempo e un po' a caso.
Un anno e mezzo fa hanno chiuso la Latteria Molloy (e si vocifera della sua riapertura, sarebbe una boccata di ossigeno), ora ci tolgono l'avamposto e lo consegnano a quelli che hanno in mano l'intera nightlife di Brescia. Era un circolo ARCI in cui si pagava praticamente sempre l'ingresso, e le consumazioni costavano come un locale normale. In consolle la rotazione era scarsa, periodi in cui la scaletta era predefinita, altri momenti in cui era fuori tema, certi sabati non c'era quasi nessuno, e il gin tonic ogni tanto si scordavano di fartelo alcolico. Ma nonostante tutti questi difetti, a quella che amavamo definire "la solita merda" ci ero affezionato, e ci ho passato più di tre quarti dei sabato sera di questa stagione 2011/2012. Ed è stupido usare il passato, che c'è ancora una serata da fare. Ma ci sono rimasto davvero male.
lunedì 21 maggio 2012
Listini bloccati
Da fine analista dei deprecabili comportamenti umani quale sono, una previsione sociologica dei tre argomenti più gettonati della settimana che sta blandamente iniziando:
1 - il terremoto dell'Emilia, la possibilità di prevedere gli eventi sismici, il cattivo tempismo della Protezione Civile (se ci scappa il morto c'è SEMPRE di mezzo il cattivo tempismo di qualcuno, l'ipotesi di un'inevitabile fatalità non va nemmeno presa in considerazione); non si fosse trasformato in lutto, mantenendo quell'atmosfera da sagra paesana che c'era in tempo reale su Facebook con gente sveglia alle 4 di notte, avrei dichiarato senza vergognarmene "perlomeno, grazie al terremoto per qualche giorno la si smette di parlare di crisi"
2 - la crisi, i suicidi e la depressione, e di chi ne è colpa (perché una colpa la si deve attribuire), sull'onda emotiva dell'omicidio-suicidio di questa mattina a Brescia; secondo me c'è un disturbo mentale di fondo, perché anche se stai nella merda fino al collo non scaraventi i tuoi figli dalla finestra, ma i consueti fini analisti troveranno il modo di risalire al detentore della responsabilità assoluta
3 - il maltempo, viste anche le previsioni per i prossimi giorni; a me da un po' noia la pioggia perché ho il giubbotto primaverile di color beige (pessima scelta, col senno di poi) che è tremendamente zozzo e lo diventa sempre di più ogni giorno che passa, ma non lo posso portare al lavasecco fino a quando mi tocca indossarlo, per il resto più tardi si inizia a boccheggiare meglio è
Per citare un personaggio di spessore, "non vedo l'ora che passi questa crisi così la gente ricomincia a parlare di figa".
1 - il terremoto dell'Emilia, la possibilità di prevedere gli eventi sismici, il cattivo tempismo della Protezione Civile (se ci scappa il morto c'è SEMPRE di mezzo il cattivo tempismo di qualcuno, l'ipotesi di un'inevitabile fatalità non va nemmeno presa in considerazione); non si fosse trasformato in lutto, mantenendo quell'atmosfera da sagra paesana che c'era in tempo reale su Facebook con gente sveglia alle 4 di notte, avrei dichiarato senza vergognarmene "perlomeno, grazie al terremoto per qualche giorno la si smette di parlare di crisi"
2 - la crisi, i suicidi e la depressione, e di chi ne è colpa (perché una colpa la si deve attribuire), sull'onda emotiva dell'omicidio-suicidio di questa mattina a Brescia; secondo me c'è un disturbo mentale di fondo, perché anche se stai nella merda fino al collo non scaraventi i tuoi figli dalla finestra, ma i consueti fini analisti troveranno il modo di risalire al detentore della responsabilità assoluta
3 - il maltempo, viste anche le previsioni per i prossimi giorni; a me da un po' noia la pioggia perché ho il giubbotto primaverile di color beige (pessima scelta, col senno di poi) che è tremendamente zozzo e lo diventa sempre di più ogni giorno che passa, ma non lo posso portare al lavasecco fino a quando mi tocca indossarlo, per il resto più tardi si inizia a boccheggiare meglio è
Per citare un personaggio di spessore, "non vedo l'ora che passi questa crisi così la gente ricomincia a parlare di figa".
sabato 5 maggio 2012
At the Drive In
Mercoledì pomeriggio, per onorare il mio compleanno, ho deciso di andare al cinema a visionare "To Rome with love", dopo aver letto in giro commenti più o meno entusiasti (questi ultimi per la maggiore).
Entrare in sala alle 17.35 ed essere l'unico ancora una volta non ha prezzo. Poi a dire il vero sono giunte altre cinque persone, ma la prima impressione è stata questa (per quanto si possa capire dalle mie scarsissime abilità fotografiche):
Ma veniamo al film. Aveva ragione la maggioranza, e sapete quanto mi dia fastidio stare dalla parte del quorum, anche se non si è giunti del tutto alla catastrofe.
Innegabilmente scorrevole, l'intreccio di quattro episodi gioca a favore di questo. Due ore abbondanti che passano senza rendersene conto, forse perché il numero delle sonore risate è incredibilmente inferiore alle altre opere di Woody Allen. I dialoghi sono mediamente stanchi, il doppiaggio carente (e non sentire la voce di Lionello è estraniante), gli attori italiani ridicolizzati in modo ancora peggiore di quanto non faccia la fiction e il cinema di casa nostra. Emblematico, come scrive Camillo Langone sul Foglio, il caso della coppia di Pordenone Tiberi-Mastronardi che si esprime in romanesco avanzato. Stento a credere in un tale effluvio di banalità, posso solo sperare che Allen si sia affidato nelle mani sbagliate di qualche consulente italiano furbastro. Anche le apparizioni improvvise di attori italiani, per quanto divertente sia che compaia Gianmarco Tognazzi oppure il Freddo, sono state concepite un tanto a chilo, come un forzato omaggio al parente di qualche amico.
Cosa c'è di positivo: Alec Baldwin come sempre magnifico, migliore in campo. Ellen Page e la carrellata di luoghi comuni pseudo-snob, forse i passaggi più esilaranti del film. Roma, diosanto. L'accuratezza della produzione, soprattutto della fotografia, contrapposta alla sciatteria dei dialoghi e della loro impostazione. Il confronto con il resto delle commedie che ci sono in giro, impietoso.
È ora che Woody Allen torni a raccontare New York, il giro in Europa tra alti e bassi sembra non avere più molto da dire.
Entrare in sala alle 17.35 ed essere l'unico ancora una volta non ha prezzo. Poi a dire il vero sono giunte altre cinque persone, ma la prima impressione è stata questa (per quanto si possa capire dalle mie scarsissime abilità fotografiche):
Ma veniamo al film. Aveva ragione la maggioranza, e sapete quanto mi dia fastidio stare dalla parte del quorum, anche se non si è giunti del tutto alla catastrofe.
Innegabilmente scorrevole, l'intreccio di quattro episodi gioca a favore di questo. Due ore abbondanti che passano senza rendersene conto, forse perché il numero delle sonore risate è incredibilmente inferiore alle altre opere di Woody Allen. I dialoghi sono mediamente stanchi, il doppiaggio carente (e non sentire la voce di Lionello è estraniante), gli attori italiani ridicolizzati in modo ancora peggiore di quanto non faccia la fiction e il cinema di casa nostra. Emblematico, come scrive Camillo Langone sul Foglio, il caso della coppia di Pordenone Tiberi-Mastronardi che si esprime in romanesco avanzato. Stento a credere in un tale effluvio di banalità, posso solo sperare che Allen si sia affidato nelle mani sbagliate di qualche consulente italiano furbastro. Anche le apparizioni improvvise di attori italiani, per quanto divertente sia che compaia Gianmarco Tognazzi oppure il Freddo, sono state concepite un tanto a chilo, come un forzato omaggio al parente di qualche amico.
Cosa c'è di positivo: Alec Baldwin come sempre magnifico, migliore in campo. Ellen Page e la carrellata di luoghi comuni pseudo-snob, forse i passaggi più esilaranti del film. Roma, diosanto. L'accuratezza della produzione, soprattutto della fotografia, contrapposta alla sciatteria dei dialoghi e della loro impostazione. Il confronto con il resto delle commedie che ci sono in giro, impietoso.
È ora che Woody Allen torni a raccontare New York, il giro in Europa tra alti e bassi sembra non avere più molto da dire.
giovedì 5 aprile 2012
Senza passare dal via
La notizia, ormai datata di qualche giorno, dello sciopero dei lavoratori della Scala che fa saltare la prima dello spettacolo (spettacolo?) ispirato dalle musiche di Vasco Rossi rivisitate in chiave "balletto" mi ha fatto godere quasi come se mi dicessero che il mio peggior nemico -ammesso che ne abbia uno- è intrappolato all'aeroporto di Novosibirsk per un'astensione dal lavoro a oltranza dei controllori di volo.
lunedì 2 aprile 2012
Persone speciali
Mi hanno molto colpito le parole di un mio collega quasi coetaneo, col quale sto lavorando da giorni a stretto contatto in una sorta di task force.
L'ho ospitato per diverse ore seduto alla mia scrivania, analizzando dati con una certa necessità di concentrazione, mentre intorno a noi la fauna dei miei vicini di posto dava il meglio di sè (quello che in realtà è il loro comportamento normale, e che mi provoca una certa irritazione dovuta in parte anche alla mia suscettibilità, non saprei però delimitare la linea di confine). Tra uno che fischietta per ore motivetti ossessivi, un altro che ripete a cadenza costante frasi, citazioni, imitazioni manco fossimo a "Troppo frizzante", poi c'è quello che sembra sonnecchiare e ad un certo punto lascia partire una massima, per non parlare delle discussioni che nascono in pausa pranzo e si protraggono fino alle 15 sugli argomenti meno interessanti del cosmo, mettendo assieme tutto questo ne risulta effettivamente un bel quadretto. Ma forse sono io troppo bacchettone, mi dico.
E così ad un certo punto facciamo un break e ci andiamo a prendere il caffè, e dopo aver incrociato un collega che, per la terza volta in una mattinata, ci ripete una battuta-imitazione, il ragazzo mi guarda e mi fa "Io sarò un po' scemo eh, ma questi qui a me non sembrano tanto normali".
Dovrei forse leggerlo come "scappa, finché sei ancora in tempo"?
La settimana è peraltro iniziata allegramente sotto una sorta di bombardamento, c'è qualcuno che ogni tanto attacca a cantare Venditti, "è una questione po-li-ti-ca", fermandosi al primo verso. Poi una mattina arriva Michael Douglas con un fucile a pompa e fa una strage, per dire.
L'ho ospitato per diverse ore seduto alla mia scrivania, analizzando dati con una certa necessità di concentrazione, mentre intorno a noi la fauna dei miei vicini di posto dava il meglio di sè (quello che in realtà è il loro comportamento normale, e che mi provoca una certa irritazione dovuta in parte anche alla mia suscettibilità, non saprei però delimitare la linea di confine). Tra uno che fischietta per ore motivetti ossessivi, un altro che ripete a cadenza costante frasi, citazioni, imitazioni manco fossimo a "Troppo frizzante", poi c'è quello che sembra sonnecchiare e ad un certo punto lascia partire una massima, per non parlare delle discussioni che nascono in pausa pranzo e si protraggono fino alle 15 sugli argomenti meno interessanti del cosmo, mettendo assieme tutto questo ne risulta effettivamente un bel quadretto. Ma forse sono io troppo bacchettone, mi dico.
E così ad un certo punto facciamo un break e ci andiamo a prendere il caffè, e dopo aver incrociato un collega che, per la terza volta in una mattinata, ci ripete una battuta-imitazione, il ragazzo mi guarda e mi fa "Io sarò un po' scemo eh, ma questi qui a me non sembrano tanto normali".
Dovrei forse leggerlo come "scappa, finché sei ancora in tempo"?
La settimana è peraltro iniziata allegramente sotto una sorta di bombardamento, c'è qualcuno che ogni tanto attacca a cantare Venditti, "è una questione po-li-ti-ca", fermandosi al primo verso. Poi una mattina arriva Michael Douglas con un fucile a pompa e fa una strage, per dire.
sabato 10 marzo 2012
Alzabandiera
Me ne vado in giro con due diverse versioni dell'inno russo (che a me piace più considerare ex-inno sovietico) sull'androide, una strumentale e una cantata. Non chiedetevi il perché.
mercoledì 22 febbraio 2012
Una gita a...
Se non fossi un convinto sostenitore della libertà personale e di espressione, mi dirigerei verso il dvd recorder e pigierei qualche tasto a caso, per interrompere la registrazione di una trasmissione tv, programmata da qualche mio coinquilino (non faccio nomi, trattasi comunque di tutti i componenti del mio nucleo familiare, una maggioranza bulgara contro di me): "Viaggio a Medjugorje" con Paolo Brosio.
Io l'avrei intitolato "A volte la cocaina è il minore dei mali".
Io l'avrei intitolato "A volte la cocaina è il minore dei mali".
mercoledì 15 febbraio 2012
The Voice
Avete mai notato che da quando è morto Oreste Lionello, Woody Allen non ha più recitato in nessuno dei suoi film? Secondo me l'ha fatto per non creare problemi ed imbarazzo al doppiaggio italiano. Anche perché rischierebbe di farsi doppiare da Pino Insegno, ora.
domenica 12 febbraio 2012
Niente di Personale
"Buongiorno"
"Buongiorno, ho un problema con le ore di dicembre"
"Cosa c'è che non va?"
"Non mi sono state pagate due settimane di straordinario"
"Si vede che non gliele hanno autorizzate"
"Ho verificato e sono state autorizzate tutte quante" (mi è stata data la transazione di sistema per validarmele da solo, ma questo non posso dirlo)
"E allora c'è qualcosa che non va"
"Sono d'accordo con lei"
"Faccio una verifica a sistema, lei si chiama?"
"M., il mio nome lo imparerà presto"
"A me non risultano ore da pagare"
"Certo, perché altrimenti non sarei qui"
"E adesso come facciamo?"
"Se vuole le faccio vedere che sono state autorizzate"
"Si ma poi io non so cosa fare"
"Non è la prima volta che mi succede, il suo collega me le doveva sistemare tutti i mesi""E allora aspettiamo che torni in ufficio, è uscito da qui un attimo fa" (il collega in questione è andato in pensione a dicembre, e torna di tanto in tanto per risolvere qualche grana)
[...]
"Cosa c'è che non va qui?"
"Non mi sono state liquidate due settimane di straordinario"
"E tu gliele hai inserite?"
"Io non so come si fa, e poi a sistema non mi risultano"
"E certo che a sistema non ti risultano, altrimenti le vedresti inserite"
"E adesso?"
"Adesso inserisci le ore che ti indica lui, poi fai una quadratura automatica del mese e se qualcosa non torna te lo dice il sistema"
"Eh ma non sono autorizzate queste ore"
"Se vuole le faccio vedere che sono autorizzate"
"No, no, non serve, non voglio sapere niente. Inseriamo 'ste ore"
[...]"Allora tutto a posto?"
"Si, il sistema mi dice che è tutto ok. Però la prossima volta se le faccia autorizzare per tempo, queste benedette ore"
"Mi vengono autorizzate ogni lunedì, più in fretta di così non saprei che fare"
"Io non ci capisco più niente"
Passare una mezzoretta allo sportello dell'Ufficio Personale mi risolleva sempre il morale. Alla nuova addetta dello sportello, invece, immagino venga voglia di licenziarsi.
mercoledì 1 febbraio 2012
Verranno al contrattacco
Questa mattina mi apprestavo ad attraversare la strada che passa di fronte all'ufficio quando ho notato un furgone di passaggio. Pubblicizzava il nome di una ditta, quanto mai azzeccato ed eloquente. Un monito, praticamente.
domenica 22 gennaio 2012
Burning that gasoline
Puntuale come lo spruzzone se esci con qualche cm quadro di pancia scoperta in inverno, mi arriva una e-mail. Una catena. Non una di quelle che ti promettono felicità, fortuna, sfiga per vent'anni, sesso soddisfacente e l'otite che se ne va. Quelle mi rompono di meno perché sono una boiata e anche la gente che te le inoltra in cuor suo ne è consapevole.
L'e-mail che mi è arrivata, e che mi fa incazzare da morire, è l'ormai mitologica iniziativa di Beppe Grillo (che poi, chissà se veramente parte da lui) sulla benzina. Esatto, quella che invita almeno da tre anni a non fare il pieno alla Shell e alla Esso, per costringerli ad abbassare i prezzi e poi prendere di mira le altre compagnie a rotazione.
Primo, secondo me ci potrebbe anche essere lo zampino della IP o dell'Agip, ma non lo sapremo mai (almeno finché non viene Beppe Grillo a dircelo).
Secondo, io non ho mai fatto benzina alla Shell o alla Esso perché non ho distributori di questi marchi che mi siano comodi. Quindi non me frega un beato stracazzo.
Questo civismo 2.0 mi mette angoscia. Spero ritorni l'ora dei banchetti sul corso.
L'e-mail che mi è arrivata, e che mi fa incazzare da morire, è l'ormai mitologica iniziativa di Beppe Grillo (che poi, chissà se veramente parte da lui) sulla benzina. Esatto, quella che invita almeno da tre anni a non fare il pieno alla Shell e alla Esso, per costringerli ad abbassare i prezzi e poi prendere di mira le altre compagnie a rotazione.
Primo, secondo me ci potrebbe anche essere lo zampino della IP o dell'Agip, ma non lo sapremo mai (almeno finché non viene Beppe Grillo a dircelo).
Secondo, io non ho mai fatto benzina alla Shell o alla Esso perché non ho distributori di questi marchi che mi siano comodi. Quindi non me frega un beato stracazzo.
Questo civismo 2.0 mi mette angoscia. Spero ritorni l'ora dei banchetti sul corso.
domenica 15 gennaio 2012
Ba ba ba ba
Nel periodo natalizio appena archiviato non ho mangiato nemmeno un pezzetto di panettone, sebbene lo preferisca decisamente al pandoro*.
Ne ho aperto per caso uno ieri pomeriggio, se questa sera non esco e mi svacco sul divano il rischio di finire le due fette ancora residue è alto.
*Il titolare del blog ha enormemente a cuore la causa per la supremazia del panettone sul pandoro, ed è soggetto a pregiudizi nei confronti di coloro che esprimono opinione a lui opposta adducendo come motivazione "non mi piacciono i canditi e l'uvetta".
Ne ho aperto per caso uno ieri pomeriggio, se questa sera non esco e mi svacco sul divano il rischio di finire le due fette ancora residue è alto.
*Il titolare del blog ha enormemente a cuore la causa per la supremazia del panettone sul pandoro, ed è soggetto a pregiudizi nei confronti di coloro che esprimono opinione a lui opposta adducendo come motivazione "non mi piacciono i canditi e l'uvetta".
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