Io uno scenario ce l'avrei anche. Non uno scenario utopico, ma alla luce delle intenzioni che girano nemmeno troppo realistico, diciamo qualcosa che potrebbe potenzialmente svilupparsi dallo stato attuale delle cose ma che difficilmente lo farà.
Si costituisce un partito di centro, con i centristi del PD e i transfughi moderati del PDL e le frattaglie di Scelta Civica/UDC. Un partito moderato, inserito nel PPE, una CDU con molto meno brio.
Resta in piedi, in maniera decisamente rimaneggiata ma comunque organica, la nuova Forza Italia, con dei connotati da destra anomala che non hanno pari in Europa, forse una minima convergenza con la destra francese, ma che non è classificabile nell'estremismo classico. Una salda alleanza ricostruita con la Lega Nord che garantisce la sopravvivenza arginando una possibile ascesa del peggio, perché per quanto si possa aver toccato il fondo c'è sempre un peggio.
Chi decide di rimanere nel PD si può sentire maggiormente libero nell'essere e mostrarsi di sinistra, una sinistra socialista ma non comunista, sensibile ai temi sociali ed etici da troppo tempo trascurati ma svincolata dall'oltranzismo massimalista nostalgico del muro, che a questo punto può inglobare e riportare coi piedi per terra SEL e lasciare ben poche ragioni di esistere alle varie rifondazioni e scissioni della falce col martello.
Il Movimento 5 Stelle viene ridimensionato e assume il ruolo ad esso più consono di cane da guardia della democrazia e del buon senso, una spina nel fianco che costringe al rinnovamento coatto tutti gli altri attori presenti.
A questo punto ci si lascia alle spalle il proporzionale, per non parlare di quell'oscenità -purtroppo necessaria per avere stabilità in questi vent'anni di conflittualità insanabile tra le parti- del proporzionale con bonus di maggioranza, non ci si fa affascinare dal presidenzialismo adatto a una scena politica improntata sul bipolarismo che non corrisponde minimamente a quella italiana, e si ridà peso e dignita al valore del candidato e alla sua responsabilità nei confronti dell'elettorato buttandola su un sistema maggioritario strutturato sui collegi, qualcosa di riconducibile al sistema inglese.
Detto tra noi, farei ancora fatica a trovarmi un partito di riferimento, ma sarei curioso di vedere come andrebbe a finire alle urne.
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martedì 1 ottobre 2013
martedì 27 agosto 2013
On peut prendre la fuite
Le lumache fuori dalla porta mi avvisano che l'estate, quella vera, è agli sgoccioli, anzi ai goccioloni se butto un occhio fuori dalla finestra. E me ne compiaccio.
Agosto è un mese difficile, quando sei dalle parti di casa tua e non sei un fanatico delle fiere umane agostane sui lungolago o alle sagre di paese o nei campi da beach volley. Ché a pallavolo sei sempre stato una sega, e non è uno sport che si presta alla goliardia di quattro risate sul playground.
Sembra che tutti se ne vadano, i fornai in primis, avere del pane fresco in queste settimane si è rivelata un'impresa non di poco conto. Eppure si, i vacanzieri ci sono, ma in numero inferiore a quello della gente che sembra sparire dalle città. Quelli che restano sono in tanti, ma tendono probabilmente a nascondersi. O a mettersi in coda sulla Gardesana occidentale.
Per inciso, ho valicato e sto valicando diverse volte il limite della cerchia urbana, con discreta soddisfazione, ma quando rientri a casa per qualche giorno ti sale lo sgomento. Chiudono i locali per ferie, perché manca la gente, e la gente non va nei pochi locali che restano aperti, e che quindi si sentono motivati a chiudere a loro volta. Forse perché provano ad imitare i fornai.
C'è una terza ragione per la quale la fine di agosto mi rallegra alquanto: la sparizione definitiva dei piedi in riva al mare da Facebook, Instagram e Twitter. Ma soprattutto FB, dove ho una cerchia poco selezionata che mi affligge con il fetiesibizionismo. Voi e il vostro mare, quello del Salento in particolar modo che quest'anno ha veramente sfracellato le gonadi. Anch'io sono stato al mare, sapete? Ma ho preferito ammazzarmi di spritz e cibo e leggere come non facevo da mesi e perdere tempo in maniera costruttiva, anziché esporre lo smartphone ai rischi del contatto con la sabbia. La batteria dura anche di più, se vogliamo dirla tutta.
Questo è il clima che sto aspettando. E non è per niente triste, come potrebbe sembrare ad uno sguardo distratto.
Agosto è un mese difficile, quando sei dalle parti di casa tua e non sei un fanatico delle fiere umane agostane sui lungolago o alle sagre di paese o nei campi da beach volley. Ché a pallavolo sei sempre stato una sega, e non è uno sport che si presta alla goliardia di quattro risate sul playground.
Sembra che tutti se ne vadano, i fornai in primis, avere del pane fresco in queste settimane si è rivelata un'impresa non di poco conto. Eppure si, i vacanzieri ci sono, ma in numero inferiore a quello della gente che sembra sparire dalle città. Quelli che restano sono in tanti, ma tendono probabilmente a nascondersi. O a mettersi in coda sulla Gardesana occidentale.
Per inciso, ho valicato e sto valicando diverse volte il limite della cerchia urbana, con discreta soddisfazione, ma quando rientri a casa per qualche giorno ti sale lo sgomento. Chiudono i locali per ferie, perché manca la gente, e la gente non va nei pochi locali che restano aperti, e che quindi si sentono motivati a chiudere a loro volta. Forse perché provano ad imitare i fornai.
C'è una terza ragione per la quale la fine di agosto mi rallegra alquanto: la sparizione definitiva dei piedi in riva al mare da Facebook, Instagram e Twitter. Ma soprattutto FB, dove ho una cerchia poco selezionata che mi affligge con il fetiesibizionismo. Voi e il vostro mare, quello del Salento in particolar modo che quest'anno ha veramente sfracellato le gonadi. Anch'io sono stato al mare, sapete? Ma ho preferito ammazzarmi di spritz e cibo e leggere come non facevo da mesi e perdere tempo in maniera costruttiva, anziché esporre lo smartphone ai rischi del contatto con la sabbia. La batteria dura anche di più, se vogliamo dirla tutta.
Questo è il clima che sto aspettando. E non è per niente triste, come potrebbe sembrare ad uno sguardo distratto.
martedì 4 giugno 2013
Sicuro come Loro
L'autore di questo blog ama la politica, ma odia fare propaganda politica. Ci sono però questioni che vanno oltre la campagna elettorale e riguardano il buonsenso.
Vorrei perciò ringraziare l'avv.Adriano Paroli, sindaco uscente di Brescia, ricandidatosi all'ultima tornata elettorale e che si presenterà al ballottaggio di domenica con pochi centesimi di punto di distacco dall'avversario di centrosinistra, perché ieri mi sono sentito sicuro.
Mi sono sentito sicuro perché sono andato a correre al parco Tarello, in una delle giornate più soleggiate di questo 2013, considerando oltretutto che siamo a giugno e fa buio tardi, e c'erano un sacco di persone che mai l'ho visto così pieno. E c'era una coppia di vigili urbani a sorvegliare e controllare che la situazione fosse tranquilla. E no, sarebbe da malpensanti credere che la loro presenza fosse collegata alle elezioni di domenica. È sicuramente per una svista che quando a gennaio eravamo in tre a correre nel buio pesto delle quattro del pomeriggio non ci fosse nessuno manco di passaggio, come pure a marzo quando eravamo in dieci o anche un mese fa.
Per inciso, non sono un sostenitore della politica della sicurezza a tutti i costi, e questo nonostante i furti in casa e gli specchietti dell'auto rotti e lo straccio per pavimenti che mi è misteriosamente sparito dal terrazzino sul retro. Trovo però ridicolo chi è salito al posto di comando della città cinque anni orsono facendo leva soprattutto su questo tema, e in tutto questo tempo non è stato in grado di migliorare la situazione, concentrando i propri sforzi per ostacolare una movida casinista ma francamente innocua e fingendo di dimenticare tutto il resto, salvo rispolverare un paio di berretti di ordinanza e lampeggianti cinque giorni prima del voto.
Propaganda in zona Cesarini: una ragione in più per augurarsi che il cammino del nostro benemerito sindaco/Principe Giovanni e del suo fido vicesindaco/Sceriffo di Nottingham sia ormai giunto al capolinea.
Vorrei perciò ringraziare l'avv.Adriano Paroli, sindaco uscente di Brescia, ricandidatosi all'ultima tornata elettorale e che si presenterà al ballottaggio di domenica con pochi centesimi di punto di distacco dall'avversario di centrosinistra, perché ieri mi sono sentito sicuro.
Mi sono sentito sicuro perché sono andato a correre al parco Tarello, in una delle giornate più soleggiate di questo 2013, considerando oltretutto che siamo a giugno e fa buio tardi, e c'erano un sacco di persone che mai l'ho visto così pieno. E c'era una coppia di vigili urbani a sorvegliare e controllare che la situazione fosse tranquilla. E no, sarebbe da malpensanti credere che la loro presenza fosse collegata alle elezioni di domenica. È sicuramente per una svista che quando a gennaio eravamo in tre a correre nel buio pesto delle quattro del pomeriggio non ci fosse nessuno manco di passaggio, come pure a marzo quando eravamo in dieci o anche un mese fa.
Per inciso, non sono un sostenitore della politica della sicurezza a tutti i costi, e questo nonostante i furti in casa e gli specchietti dell'auto rotti e lo straccio per pavimenti che mi è misteriosamente sparito dal terrazzino sul retro. Trovo però ridicolo chi è salito al posto di comando della città cinque anni orsono facendo leva soprattutto su questo tema, e in tutto questo tempo non è stato in grado di migliorare la situazione, concentrando i propri sforzi per ostacolare una movida casinista ma francamente innocua e fingendo di dimenticare tutto il resto, salvo rispolverare un paio di berretti di ordinanza e lampeggianti cinque giorni prima del voto.
Propaganda in zona Cesarini: una ragione in più per augurarsi che il cammino del nostro benemerito sindaco/Principe Giovanni e del suo fido vicesindaco/Sceriffo di Nottingham sia ormai giunto al capolinea.
giovedì 23 maggio 2013
Aggiornamento di Corsa
Anziché ricorrere al consueto spiegone di chi ha la coscienza sporca per avere abbandonato a lungo il blog al proprio destino, mi sono proposto di optare per una serie di brevi post a tema per spiegare cosa è successo e cosa sta accadendo in questo arco temporale.
Ad una domanda a bruciapelo "cos'è che ti tiene occupato ché non scrivi più?" la risposta non può che essere "corro", chiaramente al di là di "sul lavoro mi rompono i coglioni". Ho iniziato per scherzo, e per contenere il potenziale degrado da vita malsana, la scorsa estate. Ho mollato a settembre, ho ricominciato brevemente a gennaio, poi mi sono un po' ammalato e ha fatto brutto tempo e mi sono mosso parecchio per lavoro. A fine febbraio mi ci sono applicato di nuovo, e nonostante alcune interruzioni dovute al maltempo costante e ad altri periodi di brevi trasferte, ho mantenuto una certa costanza.
La spinta principale da dove è venuta? Probabilmente dall'aver speso talmente tanti soldi in equipaggiamento che se mi compravo un cavallo e mi davo all'equitazione probabilmente risparmiavo qualcosa. Andava dunque ammortizzato l'investimento, che ha in parte contribuito a tenere aperto il punto vendita Decathlon di Brescia-Roncadelle.
Dalle prime sgambate paratletiche sono stati fatti notevoli progressi (fermo restando che sono un corsettaro a tempo perso), distanza e passo sono soddisfacenti ora, gli obiettivi vengono raggiunti per non dire asfaltati, e i miei 15 km a botta per tre volte a settimana me li voglio tenere stretti, se non addirittura cercare di capitalizzarli e farli fruttare.
Soddisfazioni che mi sono levato nel mese di maggio: prima di tutto la partecipazione alla prima corsa non competitiva, come accennavo in un commento, quattordici km attraverso la città con percorso "turistico" in centro, salita del Castello e discesa sui ciottoli; in seconda battuta, aver raggiunto e superato con nonchalance l'obiettivo di 100 km in tre settimane, che in realtà sono ad ora 115 in due settimane e mezza. Resta da stabilire il prossimo obiettivo (necessario per aggiungere un altro trofeo alla bacheca di Nike+ Running), che potrebbe essere bruciare 10000 kcal in tre settimane.
Ma che nessuno si preoccupi, non sono diventato salutista, non vorrei mai che si spargesse la voce.
Ad una domanda a bruciapelo "cos'è che ti tiene occupato ché non scrivi più?" la risposta non può che essere "corro", chiaramente al di là di "sul lavoro mi rompono i coglioni". Ho iniziato per scherzo, e per contenere il potenziale degrado da vita malsana, la scorsa estate. Ho mollato a settembre, ho ricominciato brevemente a gennaio, poi mi sono un po' ammalato e ha fatto brutto tempo e mi sono mosso parecchio per lavoro. A fine febbraio mi ci sono applicato di nuovo, e nonostante alcune interruzioni dovute al maltempo costante e ad altri periodi di brevi trasferte, ho mantenuto una certa costanza.
La spinta principale da dove è venuta? Probabilmente dall'aver speso talmente tanti soldi in equipaggiamento che se mi compravo un cavallo e mi davo all'equitazione probabilmente risparmiavo qualcosa. Andava dunque ammortizzato l'investimento, che ha in parte contribuito a tenere aperto il punto vendita Decathlon di Brescia-Roncadelle.
Dalle prime sgambate paratletiche sono stati fatti notevoli progressi (fermo restando che sono un corsettaro a tempo perso), distanza e passo sono soddisfacenti ora, gli obiettivi vengono raggiunti per non dire asfaltati, e i miei 15 km a botta per tre volte a settimana me li voglio tenere stretti, se non addirittura cercare di capitalizzarli e farli fruttare.
Soddisfazioni che mi sono levato nel mese di maggio: prima di tutto la partecipazione alla prima corsa non competitiva, come accennavo in un commento, quattordici km attraverso la città con percorso "turistico" in centro, salita del Castello e discesa sui ciottoli; in seconda battuta, aver raggiunto e superato con nonchalance l'obiettivo di 100 km in tre settimane, che in realtà sono ad ora 115 in due settimane e mezza. Resta da stabilire il prossimo obiettivo (necessario per aggiungere un altro trofeo alla bacheca di Nike+ Running), che potrebbe essere bruciare 10000 kcal in tre settimane.
Ma che nessuno si preoccupi, non sono diventato salutista, non vorrei mai che si spargesse la voce.
venerdì 4 gennaio 2013
Parklife
Stamattina c'era il sole, e a mezzogiorno la temperatura era diciamo marzolina, e sappiamo tutti che da fine dicembre le giornate si allungano. Aggiungiamo a questo la consapevolezza di non avere forma fisica, l'evidenza che la tua silhouette vorrebbe arrotondarsi e un po' di tempo libero ché entro presto in ufficio e non è ancora ricominciato il marasma e alle 17 e poco sono già a casa.
Mi è salita la voglia di andare a correre. Ma forte, eh.
Purtroppo l'impraticabilità della pista che battevo quest'estate (your last run was on September 10th, dice Nike+) causa chiusura invernale dei cancelli mi ha costretto ad uno studio approfondito della città attraverso Google Maps e StreetView, alla ricerca di un luogo illuminato, riparato dal traffico e non troppo lontano. Ho individuato un parco potenzialmente interessante, e ho deciso di andare in avanscoperta.
A questo punto è sorta la seconda complicazione: come ci si veste in inverno per andare a correre? Ho optato per una tuta classica, di quelle con le tre strisce, con magliettina sotto, calzettoni da calciatore e le mie pulitissime scarpe da running (giuro, le ho lavate prima di metterle nell'armadio). Guanti e cuffia nella borsa, da usare solo in caso di emergenza, anche se la temperatura abbondantemente sopra lo zero sapevo avrebbe giocato a mio favore.
E così mi sono trovato la sera del 4 gennaio a correre, nel cuore verde della zona dirigenziale di Brescia (lo skyline fa la sua figura), per una distanza mediocre ma decente per uno che ha passato dieci giorni in bilico tra tavolate e banconi, in un tempo mediocre ma decente per le stesse ragioni, con un solo piccolo intoppo: io che non capivo quegli individui che facevano i giri di pista in senso contrario, partendo alla cieca -era già buio- e non conoscendo bene il parco mi sono trovato ad essere lo stronzo che andava contromano, per il primo km (poi ho fatto inversione). Mi sarei insultato da solo, era più forte di me.
A questo punto, parte la caccia all'abbigliamento invernale per running, in concomitanza con i saldi non è malaccio, sempre che riesca a scendere dal divano con le mie gambe.
Mi è salita la voglia di andare a correre. Ma forte, eh.
Purtroppo l'impraticabilità della pista che battevo quest'estate (your last run was on September 10th, dice Nike+) causa chiusura invernale dei cancelli mi ha costretto ad uno studio approfondito della città attraverso Google Maps e StreetView, alla ricerca di un luogo illuminato, riparato dal traffico e non troppo lontano. Ho individuato un parco potenzialmente interessante, e ho deciso di andare in avanscoperta.
A questo punto è sorta la seconda complicazione: come ci si veste in inverno per andare a correre? Ho optato per una tuta classica, di quelle con le tre strisce, con magliettina sotto, calzettoni da calciatore e le mie pulitissime scarpe da running (giuro, le ho lavate prima di metterle nell'armadio). Guanti e cuffia nella borsa, da usare solo in caso di emergenza, anche se la temperatura abbondantemente sopra lo zero sapevo avrebbe giocato a mio favore.
E così mi sono trovato la sera del 4 gennaio a correre, nel cuore verde della zona dirigenziale di Brescia (lo skyline fa la sua figura), per una distanza mediocre ma decente per uno che ha passato dieci giorni in bilico tra tavolate e banconi, in un tempo mediocre ma decente per le stesse ragioni, con un solo piccolo intoppo: io che non capivo quegli individui che facevano i giri di pista in senso contrario, partendo alla cieca -era già buio- e non conoscendo bene il parco mi sono trovato ad essere lo stronzo che andava contromano, per il primo km (poi ho fatto inversione). Mi sarei insultato da solo, era più forte di me.
A questo punto, parte la caccia all'abbigliamento invernale per running, in concomitanza con i saldi non è malaccio, sempre che riesca a scendere dal divano con le mie gambe.
lunedì 12 novembre 2012
It's just a restless feeling by my side
La mia posizione nei confronti delle aperture domenicali dei negozi e supermercati è arcinota, sono una perversione superflua di questi ultimi anni, quando si hanno a disposizione sei giorni a settimana per fare la spesa fino alle 20 o alle 21 ci si potrebbe pure accontentare e far riposare le iperflessibili maestranze che ci lavorano.
Purtroppo ieri sera mi sono reso conto a tarda ora di non aver più in casa del vino bianco, elemento essenziale per la preparazione di uno dei piatti tipici del mio pranzo domenicale, peperoni con salsiccia (luganega) in umido. Avendo già tolto dal congelatore la suddetta salsiccia ed essendo i peperoni al limite della loro utilizzabilità non avevo scelta, così al mio rientro a casa stanotte mi sono messo alla ricerca di un supermercato aperto la domenica mattina. Oltre le 12, possibilmente.
L'Esselunga vicino casa santifica la giornata del Signore, e lo sospettavo già prima, mentre l'altro punto vendita, a poco meno di dieci minuti di auto da qui, si è rivelato essere aperto fino alle due del pomeriggio. Così ho puntato la mia bella sveglia (tre, due delle quali sull'Androide e come suoneria la canzone dei titoli di testa di Boardwalk Empire), mi sono alzato ad orario decente, ho fatto colazione con the e Ritornelli e mi sono messo in auto. L'immagine che mi prefiguravo era quella di un supermercato semideserto, poche persone uscite dalla messa che compravano due cazzate e qualche personaggio dall'aria poco arrivata che si riempiva il carrello consapevole di far la figura del disadattato. E invece.
Due giri del parcheggio esterno per trovare un posto, santiddio. Carrelli che vanno e che vengono. Il terminale del Prestospesa ancora più figo, a forma di etichettatrice Dymo. Senso di appartenenza ma al tempo stesso di disagio, essendo la disposizione delle corsie IDENTICA all'altro punto vendita, trovare everything in its right place pur sapendo di essere da un'altra parte. Pure gli stronzi che si piantano subito di traverso nel reparto frutta-verdura, gli stessi. E anche quegli altri stronzi che fanno da tappo nella corsia salumi-latticini. E così uno si dirige verso le casse del Prestospesa. Che però non hanno i numeri più bassi ma quelli più alti. E non sono casse ma lettori di codici a barre e carte magnetiche, e fai tutto da solo e ti stampa lo scontrino. Senza darti i bollini per il peluche Dreamworks, quello devi chiederlo all'addetto. Fare la coda per avere un bollino mi pare eccessivo, così faccio per uscire. Ma se vuoi uscire, devi passare lo scontrino sotto il lettore, per dimostrare che hai pagato.
Insomma, quella che si prospettava come un'eccezionale esperienza pseudomistica si è rivelata essere un caos di tecnologia utile ma sconosciuta e quindi ostile, e di gente che la domenica non ha un cazzo da fare e decide di andare a fare le spese grosse. Ma stare a casa a ricevere la benedizione su Raiuno no? È proprio evidente che a Brescia non c'è più speranza di fare tardi il sabato sera. Apriamo un nuovo locale e chiudiamo un supermercato (solo la domenica, eh).
Purtroppo ieri sera mi sono reso conto a tarda ora di non aver più in casa del vino bianco, elemento essenziale per la preparazione di uno dei piatti tipici del mio pranzo domenicale, peperoni con salsiccia (luganega) in umido. Avendo già tolto dal congelatore la suddetta salsiccia ed essendo i peperoni al limite della loro utilizzabilità non avevo scelta, così al mio rientro a casa stanotte mi sono messo alla ricerca di un supermercato aperto la domenica mattina. Oltre le 12, possibilmente.
L'Esselunga vicino casa santifica la giornata del Signore, e lo sospettavo già prima, mentre l'altro punto vendita, a poco meno di dieci minuti di auto da qui, si è rivelato essere aperto fino alle due del pomeriggio. Così ho puntato la mia bella sveglia (tre, due delle quali sull'Androide e come suoneria la canzone dei titoli di testa di Boardwalk Empire), mi sono alzato ad orario decente, ho fatto colazione con the e Ritornelli e mi sono messo in auto. L'immagine che mi prefiguravo era quella di un supermercato semideserto, poche persone uscite dalla messa che compravano due cazzate e qualche personaggio dall'aria poco arrivata che si riempiva il carrello consapevole di far la figura del disadattato. E invece.
Due giri del parcheggio esterno per trovare un posto, santiddio. Carrelli che vanno e che vengono. Il terminale del Prestospesa ancora più figo, a forma di etichettatrice Dymo. Senso di appartenenza ma al tempo stesso di disagio, essendo la disposizione delle corsie IDENTICA all'altro punto vendita, trovare everything in its right place pur sapendo di essere da un'altra parte. Pure gli stronzi che si piantano subito di traverso nel reparto frutta-verdura, gli stessi. E anche quegli altri stronzi che fanno da tappo nella corsia salumi-latticini. E così uno si dirige verso le casse del Prestospesa. Che però non hanno i numeri più bassi ma quelli più alti. E non sono casse ma lettori di codici a barre e carte magnetiche, e fai tutto da solo e ti stampa lo scontrino. Senza darti i bollini per il peluche Dreamworks, quello devi chiederlo all'addetto. Fare la coda per avere un bollino mi pare eccessivo, così faccio per uscire. Ma se vuoi uscire, devi passare lo scontrino sotto il lettore, per dimostrare che hai pagato.
Insomma, quella che si prospettava come un'eccezionale esperienza pseudomistica si è rivelata essere un caos di tecnologia utile ma sconosciuta e quindi ostile, e di gente che la domenica non ha un cazzo da fare e decide di andare a fare le spese grosse. Ma stare a casa a ricevere la benedizione su Raiuno no? È proprio evidente che a Brescia non c'è più speranza di fare tardi il sabato sera. Apriamo un nuovo locale e chiudiamo un supermercato (solo la domenica, eh).
lunedì 15 ottobre 2012
Sarebbe stato più divertente dire "Stocazzo"
Ho finalmente capito chi mi è entrato in casa mentre ero nel Missouri.
È stata la Polizia Municipale.
Perché dopo aver presentato la domanda per il cambio di residenza, e dopo aver ricevuto comunicazione che tale domanda era stata elaborata, oggi mi è arrivata la conferma, o meglio, la "Comunicazione di accoglimento dell'istanza". Che recita così:
"Con riferimento al procedimento anagrafico in oggetto, si comunica che questo ufficio ha riscontrato le dichiarazioni da Lei rese ai sensi degli artt. 13 del DPR 223/1989 e 5 del DL 5 del 9 febbraio 2012 n. 5 accertando la dimora abituale al nuovo indirizzo da Lei denunciato."
Dicono che solitamente viene il vigile a suonarti a casa, per vedere se effettivamente ci risiedi. A me non ha suonato nessuno. Ok, il campanello fa quel cazzo che gli pare, ma non mi hanno lasciato nessun messaggio. Nessuno mi ha riportato nulla per conto loro. Nessuno mi ha telefonato per dirmi di farmi trovare a casa alla talora. Eppure hanno accertato. In contumacia. Sono stati loro. Potevano almeno lasciarmi un biglietto per dirmelo. O una contravvenzione sul parabrezza dell'auto, come firma del delitto.
N.B. Il titolo arriva da qui
È stata la Polizia Municipale.
Perché dopo aver presentato la domanda per il cambio di residenza, e dopo aver ricevuto comunicazione che tale domanda era stata elaborata, oggi mi è arrivata la conferma, o meglio, la "Comunicazione di accoglimento dell'istanza". Che recita così:
"Con riferimento al procedimento anagrafico in oggetto, si comunica che questo ufficio ha riscontrato le dichiarazioni da Lei rese ai sensi degli artt. 13 del DPR 223/1989 e 5 del DL 5 del 9 febbraio 2012 n. 5 accertando la dimora abituale al nuovo indirizzo da Lei denunciato."
Dicono che solitamente viene il vigile a suonarti a casa, per vedere se effettivamente ci risiedi. A me non ha suonato nessuno. Ok, il campanello fa quel cazzo che gli pare, ma non mi hanno lasciato nessun messaggio. Nessuno mi ha riportato nulla per conto loro. Nessuno mi ha telefonato per dirmi di farmi trovare a casa alla talora. Eppure hanno accertato. In contumacia. Sono stati loro. Potevano almeno lasciarmi un biglietto per dirmelo. O una contravvenzione sul parabrezza dell'auto, come firma del delitto.
N.B. Il titolo arriva da qui
lunedì 27 agosto 2012
Corso Palestr(o)a
Mercoledì iniziano le Paralimpiadi, ed io sono ancora nel pieno della preparazione.
Ho ufficialmente perso la chiave del lucchetto della bicicletta. L'unica copia che avevo è stata probabilmente sistemata in modo troppo efficiente in qualche cassetto o anfratto nascosto di casa mia, e non sono più in grado di trovarla. Toccherà aspettare il rientro dei miei dal mare per armarmi di tronchese e slegarla, nel frattempo giace parcheggiata nel mio garage.
Di positivo c'è che stasera sono tornato a correre. È la prima volta che succede dopo una giornata di lavoro, e nonostante più di una settimana di stop la performance è stata in linea con i rilievi cronometrici precedenti. Maciniamo kilometri, maciniamo obiettivi.
Ho ufficialmente perso la chiave del lucchetto della bicicletta. L'unica copia che avevo è stata probabilmente sistemata in modo troppo efficiente in qualche cassetto o anfratto nascosto di casa mia, e non sono più in grado di trovarla. Toccherà aspettare il rientro dei miei dal mare per armarmi di tronchese e slegarla, nel frattempo giace parcheggiata nel mio garage.
Di positivo c'è che stasera sono tornato a correre. È la prima volta che succede dopo una giornata di lavoro, e nonostante più di una settimana di stop la performance è stata in linea con i rilievi cronometrici precedenti. Maciniamo kilometri, maciniamo obiettivi.
venerdì 27 luglio 2012
Hot in the city
Non dovrò di certo rivelarvelo io che luglio è il mese più caldo dell'anno. E come tale, ho messo giù un elenco di attività da bandire in quanto ti fanno schifosamente accaldare e spesso sudare, e cerco di seguirlo con discreti risultati.
Questa settimana si sono aggiunte due nuove voci alla lista: andare al lasergame e stirare. Evitare accuratamente i suddetti impieghi.
Questa settimana si sono aggiunte due nuove voci alla lista: andare al lasergame e stirare. Evitare accuratamente i suddetti impieghi.
venerdì 29 giugno 2012
Algebricamente differente
Affronto la verità a muso duro: sono un malato della raccolta differenziata.
Fino a poche settimane fa vivevo in un paese cosiddetto "riciclone", di quelli che puntano al 90% di riciclaggio. Nessun cassonetto, raccolta porta a porta quotidiana, separare la carta dal vetro dalla plastica dagli scarti organici per avere meno indifferenziato (che ti viene quantificato in base a quanti sacchi ne fai, e da lì deriva la tassa sui rifiuti). Una costellazione di bidoncini, e un'abitudine mentale a mettere ogni cosa al posto giusto.
A Brescia ci sono i cassonetti. Non che mi mancassero, eh. Nessuno ti obbliga ad essere virtuoso, è solo questione di buon cuore. Paradossalmente, producendo un cazzo di rifiuti fare i mucchiettini risulta macchinoso. E aspettare di averne una quantità degna per essere gettata via sembra assurdo.
Così ieri sera sono uscito a gettare la spazzatura. Sacchetto semivuoto della plastica in mano. Sacchettino di carta con le pubblicità raccolte nella cassetta della posta nell'altra. In mano barattolo di latta dei pomodorini pelati, al suo interno il bicchiere IKEA crepato di qualche post fa, all'interno del bicchiere un limone che mi si è marcito sotto il lavandino, non prima di essersi nascosto alla vista umana e aver dato luogo per un paio di giorni alla domanda ripetuta "Ma che cazzo è questo odore che sono due giorni che non metto nemmeno il sacchetto della spazzatura (ho cenato due sere fuori, ndr)?".
Per un totale di sette-ottocento grammi di rifiuti, ho fatto passare quattro diversi cassonetti.
Fino a poche settimane fa vivevo in un paese cosiddetto "riciclone", di quelli che puntano al 90% di riciclaggio. Nessun cassonetto, raccolta porta a porta quotidiana, separare la carta dal vetro dalla plastica dagli scarti organici per avere meno indifferenziato (che ti viene quantificato in base a quanti sacchi ne fai, e da lì deriva la tassa sui rifiuti). Una costellazione di bidoncini, e un'abitudine mentale a mettere ogni cosa al posto giusto.
A Brescia ci sono i cassonetti. Non che mi mancassero, eh. Nessuno ti obbliga ad essere virtuoso, è solo questione di buon cuore. Paradossalmente, producendo un cazzo di rifiuti fare i mucchiettini risulta macchinoso. E aspettare di averne una quantità degna per essere gettata via sembra assurdo.
Così ieri sera sono uscito a gettare la spazzatura. Sacchetto semivuoto della plastica in mano. Sacchettino di carta con le pubblicità raccolte nella cassetta della posta nell'altra. In mano barattolo di latta dei pomodorini pelati, al suo interno il bicchiere IKEA crepato di qualche post fa, all'interno del bicchiere un limone che mi si è marcito sotto il lavandino, non prima di essersi nascosto alla vista umana e aver dato luogo per un paio di giorni alla domanda ripetuta "Ma che cazzo è questo odore che sono due giorni che non metto nemmeno il sacchetto della spazzatura (ho cenato due sere fuori, ndr)?".
Per un totale di sette-ottocento grammi di rifiuti, ho fatto passare quattro diversi cassonetti.
venerdì 15 giugno 2012
Celebrations
Lo sapevo io che il Conforama portava sfiga. Mi sono insediato poco fa nella mia nuova dimora, in via definitiva, e al primo controllo vero nella cassetta della posta cosa trovo? Leganordinforma, il bollettino informativo della sezione cittadina della Lega Nord.
In ogni caso, mi sono trasferito, il che non vuol dire che abbia completato il trasloco. Sono però riuscito, in attesa che mi arrivi il modem Fastweb, a collegare col moribondo netbook a Internet tramite tethering con l'Androide. Quando porti a termine queste cose sono sempre soddisfazioni.
In ogni caso, mi sono trasferito, il che non vuol dire che abbia completato il trasloco. Sono però riuscito, in attesa che mi arrivi il modem Fastweb, a collegare col moribondo netbook a Internet tramite tethering con l'Androide. Quando porti a termine queste cose sono sempre soddisfazioni.
mercoledì 6 giugno 2012
Bed Coincidences
Rimasi perplesso già anni fa quando la catena di ipermercati Emmezeta, di proprietà del simpatico Maurizio Zamparini, cambiò nome in Conforama in seguito all'acquisizione da parte dell'omonimo gruppo francese. Conforama francamente mi faceva, e mi fa tuttora, ridere.
Ancora più perplesso rimango dopo la sessione di spese di ieri quando, dopo aver acquistato il materasso e averlo lasciato al magazzino ritiro merci non essendo sottovuoto come mi sarei aspettato (e un due piazze in scala 1:1 in una Lancia Ypsilon non ci sta nemmeno decidendo di scendere e spingerla fino a casa) ho toppato l'uscita dal parcheggio e ho circumnavigato l'intero stabile, scoprendo che si trova in Via Padania. Non sono certo di riuscire a dormire sonni tranquilli su un letto avente tale Indicazione Geografica Tipica.
Era meglio andare da Aiazzone (perché Aiazzone ti piacerà, cfr. GLF).
Ancora più perplesso rimango dopo la sessione di spese di ieri quando, dopo aver acquistato il materasso e averlo lasciato al magazzino ritiro merci non essendo sottovuoto come mi sarei aspettato (e un due piazze in scala 1:1 in una Lancia Ypsilon non ci sta nemmeno decidendo di scendere e spingerla fino a casa) ho toppato l'uscita dal parcheggio e ho circumnavigato l'intero stabile, scoprendo che si trova in Via Padania. Non sono certo di riuscire a dormire sonni tranquilli su un letto avente tale Indicazione Geografica Tipica.
Era meglio andare da Aiazzone (perché Aiazzone ti piacerà, cfr. GLF).
lunedì 4 giugno 2012
Last tour on Earth
Sono in lizza per il premio "Rincoglionito del mese". Siamo alla quarta scossa avvertita in tutto il nord Italia. La prima volta ero in auto, non pervenuta. La seconda e la terza camminavo all'aperto, nada. Stasera ero seduto sul divano, nessuna scusa, eppure manco questa l'ho sentita. O non vivo nel nord Italia (dubito, dato che anche a casa mia c'è gente che scende le scale impanicata) oppure sono davvero rintronato, io.
lunedì 28 maggio 2012
Socialità distorte
Dopo una serie di false partenze, pare che la bella stagione sia definitivamente tra noi. E con essa si ripresentano gli increscioso episodi di difficile convivenza civile in ufficio.
Per chi si fosse perso negli anni passati la loro descrizione, ecco un breve vademecum, che verrà prontamente integrato con le novità che si dovessero aggiungere.
Il Grande Freddo
Ho boccheggiato per qualche giorno, evitando accuratamente di accendere il condizionatore e tenendo aperte le finestre noncurante dei pollini malefico, poiché non volevo scatenare la prevedibile escalation di gelo. Purtroppo venerdì qualcuno ha estratto dai cassetti il temutissimo telecomando, impostando di giustezza la temperatura dell'aria a 21 C. VENTUNO GRADI. Rischiare una congestione e/o dolori reumatici mi pare eccessivo. Ma conosco le adeguate contromisure da adottare.
L'Eurovision
Con la bella stagione, tutti i volatili decerebrati hanno l'esigenza di cantare e fischiare. Lo stesso accade ai colleghi con il QI scarseggiante. Ritornelli ossessivi e ripetitivi, che danno il voltastomaco ma che vengono assorbiti dalla mia mente perversa, che li ripete silenziosamente intervallandoli con bestemmie di disgusto. Unico rimedio, spremere dal mio iPod il meglio del nostro meglio per sovrascrivere tutta stammerda.
Sexual Healing
Gli animali scorrazzano nei prati e si strusciano contro le gambe dei propri padroni. Il metalmeccanico si accontenta invece di celebrare la stagione del sole con qualche battutina allusiva a sfondo sessuale di infima fattura. Gettonatissima la divertente gag del carrello dei vassoi in mensa: passa l'inserviente (bisunta) tra i tavoli per raccogliere i vassoi di chi ha finito di mangiare e riporlo nel carrello, a questo punto chi si sente particolarmente brillante se ne esce con la simpatica frase "lascia stare che te lo metto su io... il vassoio!". Mi piacerebbe avere i campanacci come alla Corrida.
Per chi si fosse perso negli anni passati la loro descrizione, ecco un breve vademecum, che verrà prontamente integrato con le novità che si dovessero aggiungere.
Il Grande Freddo
Ho boccheggiato per qualche giorno, evitando accuratamente di accendere il condizionatore e tenendo aperte le finestre noncurante dei pollini malefico, poiché non volevo scatenare la prevedibile escalation di gelo. Purtroppo venerdì qualcuno ha estratto dai cassetti il temutissimo telecomando, impostando di giustezza la temperatura dell'aria a 21 C. VENTUNO GRADI. Rischiare una congestione e/o dolori reumatici mi pare eccessivo. Ma conosco le adeguate contromisure da adottare.
L'Eurovision
Con la bella stagione, tutti i volatili decerebrati hanno l'esigenza di cantare e fischiare. Lo stesso accade ai colleghi con il QI scarseggiante. Ritornelli ossessivi e ripetitivi, che danno il voltastomaco ma che vengono assorbiti dalla mia mente perversa, che li ripete silenziosamente intervallandoli con bestemmie di disgusto. Unico rimedio, spremere dal mio iPod il meglio del nostro meglio per sovrascrivere tutta stammerda.
Sexual Healing
Gli animali scorrazzano nei prati e si strusciano contro le gambe dei propri padroni. Il metalmeccanico si accontenta invece di celebrare la stagione del sole con qualche battutina allusiva a sfondo sessuale di infima fattura. Gettonatissima la divertente gag del carrello dei vassoi in mensa: passa l'inserviente (bisunta) tra i tavoli per raccogliere i vassoi di chi ha finito di mangiare e riporlo nel carrello, a questo punto chi si sente particolarmente brillante se ne esce con la simpatica frase "lascia stare che te lo metto su io... il vassoio!". Mi piacerebbe avere i campanacci come alla Corrida.
martedì 15 maggio 2012
Geochallenge
Io vivo nella provincia di Pioppo.
mercoledì 11 aprile 2012
Smokeless
I telegiornali ci raccontano di un'Italia praticamente in ginocchio che non ha soldi da spendere, di un mercato che diventa stagnante, di mancate vacanze e suicidi riusciti, ladri e rapinatori improvvisati e famiglie sul lastrico, il tutto dovuto all'aumento delle tasse (come se prima delle manovre decembrine la situazione fosse rose e fiori).
Per una volta, provo a fare della mia situazione personale una regola: non ho avuto un calo delle entrate, tantomeno una diminuzione forzata delle uscite, non c'è stato un sensibile aumento delle trattenute (per ora) eccetto l'addizionale IRPEF regionale, mi girano più che altro per i 75 euro che mi costa oggi un pieno e per i 3 euro dell'aperitivo. Magari verrò smentito con un salasso a fine mese, incombe lo spettro di un qualche conguaglio che non ho ben capito (mentre tutti sembrano avere perfetta conoscenza di questo argomento, manco fossi circondato da tributaristi), ma io non riesco a toccare con mano questo furto nelle tasche mie e delle persone con cui ho a che fare.
Terminato il pippone introduttivo, veniamo al punto: c'è un elemento in controtendenza che fa vacillare questa mia convinzione. Ovunque io vada, nei locali in cui esco, per strada, tra amici, la gente continua a scroccare sigarette. C'hanno meno soldi in tasca, o l'aumento degli ultimi mesi li dissuade dall'acquisto (la soglia psicologica dei 5 euro per un pacchetto di Marlboro ha lasciato certamente il segno), o hanno perso tutti la tessera sanitaria e non riescono più a far funzionare il distributore automatico, io non lo so, sta di fatto che in una serata qualsiasi mi vengono chieste non meno di due sigarette, che in un sabato sera possono diventare otto o dieci, senza contare quanti vengono a reclamare l'accendino. Qualche fine settimana fa, si è fermato un tizio in auto, ha messo le quattro frecce ed è sceso a chiedermi una sigaretta. E non è un'iperbole, è successo seriamente.
Avere con sè un pacchetto di sigarette diventa dunque uno status da non sottovalutare, una posizione di forza che andrebbe valorizzata. Per bere aggratis, ad esempio.
Il mercoledì mattina mi riesce particolarmente bene la voce di Julian Casablancas, canticchiando in auto con First impressions of Earth e sbiascicando un po' le parole.
I wish two drinks were always in me
Per una volta, provo a fare della mia situazione personale una regola: non ho avuto un calo delle entrate, tantomeno una diminuzione forzata delle uscite, non c'è stato un sensibile aumento delle trattenute (per ora) eccetto l'addizionale IRPEF regionale, mi girano più che altro per i 75 euro che mi costa oggi un pieno e per i 3 euro dell'aperitivo. Magari verrò smentito con un salasso a fine mese, incombe lo spettro di un qualche conguaglio che non ho ben capito (mentre tutti sembrano avere perfetta conoscenza di questo argomento, manco fossi circondato da tributaristi), ma io non riesco a toccare con mano questo furto nelle tasche mie e delle persone con cui ho a che fare.
Terminato il pippone introduttivo, veniamo al punto: c'è un elemento in controtendenza che fa vacillare questa mia convinzione. Ovunque io vada, nei locali in cui esco, per strada, tra amici, la gente continua a scroccare sigarette. C'hanno meno soldi in tasca, o l'aumento degli ultimi mesi li dissuade dall'acquisto (la soglia psicologica dei 5 euro per un pacchetto di Marlboro ha lasciato certamente il segno), o hanno perso tutti la tessera sanitaria e non riescono più a far funzionare il distributore automatico, io non lo so, sta di fatto che in una serata qualsiasi mi vengono chieste non meno di due sigarette, che in un sabato sera possono diventare otto o dieci, senza contare quanti vengono a reclamare l'accendino. Qualche fine settimana fa, si è fermato un tizio in auto, ha messo le quattro frecce ed è sceso a chiedermi una sigaretta. E non è un'iperbole, è successo seriamente.
Avere con sè un pacchetto di sigarette diventa dunque uno status da non sottovalutare, una posizione di forza che andrebbe valorizzata. Per bere aggratis, ad esempio.
Il mercoledì mattina mi riesce particolarmente bene la voce di Julian Casablancas, canticchiando in auto con First impressions of Earth e sbiascicando un po' le parole.
I wish two drinks were always in me
giovedì 5 aprile 2012
Sull'ali d'orate
Mi astengo dal commemorare o spendere due paroline sarcastiche sulla Lega. La Lega è morta e risorta tante di quelle volte che gli zombie di Resident Evil gli fanno una sega a quelli.
Preferisco pensare ai Guano Padano, che sono a tema ma non troppo, e che nell'ultimo album hanno fatto cantare Mike Patton, giusto per dire.
Preferisco pensare ai Guano Padano, che sono a tema ma non troppo, e che nell'ultimo album hanno fatto cantare Mike Patton, giusto per dire.
sabato 24 marzo 2012
Toponoma-stica'
Oggi in auto ho optato per un giro-sigaretta più lungo del solito.
Sono passato da qui.
Qualcuno mi spieghi come cazzo si può chiamare questa strada "via Diritta".
Sono passato da qui.
Qualcuno mi spieghi come cazzo si può chiamare questa strada "via Diritta".
giovedì 2 febbraio 2012
Ice age coming
Ci risiamo con la fiera del luogo comune.
Perché prendere un argomento banale come il meteo, riempitivo storico dei momenti di comunicazione più vuoti, e anziché cercare di innovarlo aggiungere ulteriore banalità?
Fa freddo da tre giorni, e già a me la morsa del gelo e la colonnina di mercurio hanno rotto il cazzo. Sarà che quest'anno ho montato gli pneumatici invernali, e li ho montati proprio io con le mie manine mentre fuori si stava appena sopra lo zero, e non ho più nemmeno l'angoscia della neve e del ghiaccio sulle strade, ma sto vivendo serenamente questa famigerata perturbazione, non fosse per l'angoscia che mi viene instillata dalla ripetitività dei telegiornali. Non c'è Schettino né zio Michele che tenga, di fronte agli eventi climatici le tv diventano dei piccoli grandi ascensori in cui sentiamo l'esigenza di proferire banalità pur di non stare in silenzio.
E nessuno che parla del dramma delle labbra screpolate, e del ricordarsi puntualmente del Labello una volta varcata la soglia del cancello di casa.
Perché prendere un argomento banale come il meteo, riempitivo storico dei momenti di comunicazione più vuoti, e anziché cercare di innovarlo aggiungere ulteriore banalità?
Fa freddo da tre giorni, e già a me la morsa del gelo e la colonnina di mercurio hanno rotto il cazzo. Sarà che quest'anno ho montato gli pneumatici invernali, e li ho montati proprio io con le mie manine mentre fuori si stava appena sopra lo zero, e non ho più nemmeno l'angoscia della neve e del ghiaccio sulle strade, ma sto vivendo serenamente questa famigerata perturbazione, non fosse per l'angoscia che mi viene instillata dalla ripetitività dei telegiornali. Non c'è Schettino né zio Michele che tenga, di fronte agli eventi climatici le tv diventano dei piccoli grandi ascensori in cui sentiamo l'esigenza di proferire banalità pur di non stare in silenzio.
E nessuno che parla del dramma delle labbra screpolate, e del ricordarsi puntualmente del Labello una volta varcata la soglia del cancello di casa.
mercoledì 1 febbraio 2012
Verranno al contrattacco
Questa mattina mi apprestavo ad attraversare la strada che passa di fronte all'ufficio quando ho notato un furgone di passaggio. Pubblicizzava il nome di una ditta, quanto mai azzeccato ed eloquente. Un monito, praticamente.
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