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domenica 22 dicembre 2013

Terrified of Me

Perché il trip-hop non è solo Bristol, e non è solo UK.



Question
I can speak so softly
Answer
Because I have so much power

Essere tossici, sentirsi tossici, senza rendersene conto. Fino ad un certo punto. Non come Vasco o come Pete Doherty, intendo tossico come l'Eternit o come i colori che usano sui giocattoli made in China col bollino CE contraffatto.
Il mio bollino contraffatto è la razionalità, l'apparente linearità di ragionamento che ti fa dire "è tutto ok, non può esserci nulla di imprevedibile, è tutto così meravigliosamente ordinato", come lo svolgimento di un sistema di equazioni che quello è e quello rimane. E così non serve mettersi al riparo dalle sorprese, non ci vuole l'elmetto o la mascherina o gli occhiali protettivi.
E invece.
C'è che anche da queste parti l'animo è volubile, anche se non lo si da a vedere. Dietro uno sviluppo regolare e metodico di parole e pensieri, c'è un groviglio di impulsi nervosi che dovrebbero e potrebbero essere incontenibili, ma così non è, forse per merito della corazza in acciaio balistico di cui sono rivestito, dentro e fuori.
Succede che queste sinapsi decidono di prendere il comando. Si inserisce il pilota automatico, il calcolatore è convinto di esser lui a guidare, ma altro non è in quel momento che Maggie Simpson che sterza un volante finto, con la massima serietà. Ma non si vive di soli impulsi, e quando finisce la benzina e non c'è più inerzia il conducente torna ad avere un ruolo e un significato.
E cosa fa un iperrazionale quando si trova immerso in un groviglio intricato e illeggibile, una metro di Londra senza cartina? Prende in mano la roncola. Spezza le fibre nervose e apre le maglie. Immaginate Kabir Bedi nella foresta della Malesia. Senza lo sguardo magnetico, e con la barba un po' più corta.
Quando ad inizio 2007 prese forma la versione 1.0 di questo blog, c'erano frammenti de "Il Vile" ovunque. E oggi, come sette anni fa, mi sento un po' Ape Regina.
Posso fare fuori parti di voi
con facilità
La mostruosità di ciò ravviva
la parte cattiva
che non ho avuto mai

martedì 27 agosto 2013

On peut prendre la fuite

Le lumache fuori dalla porta mi avvisano che l'estate, quella vera, è agli sgoccioli, anzi ai goccioloni se butto un occhio fuori dalla finestra. E me ne compiaccio.

Agosto è un mese difficile, quando sei dalle parti di casa tua e non sei un fanatico delle fiere umane agostane sui lungolago o alle sagre di paese o nei campi da beach volley. Ché a pallavolo sei sempre stato una sega, e non è uno sport che si presta alla goliardia di quattro risate sul playground.
Sembra che tutti se ne vadano, i fornai in primis, avere del pane fresco in queste settimane si è rivelata un'impresa non di poco conto. Eppure si, i vacanzieri ci sono, ma in numero inferiore a quello della gente che sembra sparire dalle città. Quelli che restano sono in tanti, ma tendono probabilmente a nascondersi. O a mettersi in coda sulla Gardesana occidentale.
Per inciso, ho valicato e sto valicando diverse volte il limite della cerchia urbana, con discreta soddisfazione, ma quando rientri a casa per qualche giorno ti sale lo sgomento. Chiudono i locali per ferie, perché manca la gente, e la gente non va nei pochi locali che restano aperti, e che quindi si sentono motivati a chiudere a loro volta. Forse perché provano ad imitare i fornai.

C'è una terza ragione per la quale la fine di agosto mi rallegra alquanto: la sparizione definitiva dei piedi in riva al mare da Facebook, Instagram e Twitter. Ma soprattutto FB, dove ho una cerchia poco selezionata che mi affligge con il fetiesibizionismo. Voi e il vostro mare, quello del Salento in particolar modo che quest'anno ha veramente sfracellato le gonadi. Anch'io sono stato al mare, sapete? Ma ho preferito ammazzarmi di spritz e cibo e leggere come non facevo da mesi e perdere tempo in maniera costruttiva, anziché esporre lo smartphone ai rischi del contatto con la sabbia. La batteria dura anche di più, se vogliamo dirla tutta.

Questo è il clima che sto aspettando. E non è per niente triste, come potrebbe sembrare ad uno sguardo distratto.

martedì 25 settembre 2012

Holy Roman Empire

Mi piacciono moltissimo le risposte a domande che nessuno mi ha posto. Questa sera è il turno di "Dove sei stato nell'ultima settimana?". Senza dilungarmi troppo, credo.
Sono partito lunedì per gli Stati Uniti (come si può evincere da alcuni recenti post). Un giorno di viaggio, due giorni di riunioni, un giorno e mezzo di viaggio di ritorno. Gin tonic sull'aereo, gin tonic in albergo al simpatico aperitivo "complimentary", pop corn sul tavolo nella meeting room. Questo il lato divertente.
E poi niente, sono tornato venerdì jetlaggato e ho trovato l'appartamento aperto e in disordine. Refurtiva misera, un paio di Ray-Ban, un netbook che stava per rendere l'anima al diavolo, una ventina di euro di moneta, raccolti in gran parte con il resto delle sigarette. Più la rottura di cazzo del sopralluogo, e della denuncia, e dell'assicurazione, e del falegname e del muratore che vengono a sistemare lo scasso. Così ho trascorso il venerdì pomeriggio che doveva essere destinato al riposo.
Perché poi sabato mattina sarei partito per Roma. Manco a dirlo, ero talmente sfatto che non mi sono svegliato e ho perso il treno. Ho recuperato con una successiva combinazione (buttando nel cesso i soldi spesi per il biglietto iniziale), e mi sono poi visto i Radiohead. Non so se riuscirò mai a parlare del concerto in modo esteso, in ogni caso quella di andare a vederli a Roma è stata un'ottima scelta.
Sono rientrato domenica pomeriggio, ma già ieri sera soffrivo di solitudine e sono dovuto uscire per un paio di birre.
E niente, oggi è il primo giorno da mercoledì scorso che consumo entrambi i pasti principali della giornata.

domenica 23 settembre 2012

Time for heroes

Negli ultimi giorni me ne sono capitate di tutti i colori. Nel bene e nel male. Ho un debito di sonno di svariate decine di ore, ho bisogno di alcuni giorni di normalità perché non ho più il fisico per una vita del genere, poi quando mi riprendo magari si fanno due parole, eh.
E comunque io in una scaletta così non ci avrei sperato, ieri.

venerdì 7 settembre 2012

Write about love

Io sarò anche poco in forma e recentemente fissato con i dischi che ascolto, e i miei post da un po' di tempo a questa parte non sono niente di che, ma ogni volta che apro Google Reader è una delusione. Tolto uno sparuto gruppetto di irriducibili, non scrive più un cazzo nessuno, e si che settembre è arrivato per tutti e non c'è più la scusa che la gente è in ferie.
Io quando lancio Firefox so già che mi annoierò.

giovedì 21 giugno 2012

Specchio dei Tempi (verbali)

Sintomatico come i tre più grandi quotidiani "generalisti" italiani (Corriere, Repubblica e pure l'equilibratissima e mia prediletta Stampa) parlino dei concerti italiani dei Radiohead e del loro incerto futuro usando l'indicativo nel titolo e il condizionale nel testo dell'articolo.
Stiamo alla finestra, per ora.

domenica 10 giugno 2012

She's got a ticket to ride

Comunicazione di servizio: ho un biglietto per il concerto dei Radiohead a Roma, sabato 30 giugno, che mi "avanza". È evidente che non ci sono problemi per rivenderlo a prezzo di costo, ma prima di offrirlo a degli sconosciuti provo a vedere se c'è qualche amico interessato. Prego.
(unico inconveniente: facendo parte di una coppia di biglietti nominali, il malcapitato sarebbe costretto ad entrare con me)

venerdì 8 giugno 2012

Body Movin'

Nel pieno delle attività di spostamento, svuotamento, inscatolamento e riposizionamento, ho tutto il tempo per pensare alle coincidenze. Ché un po' faccio fatica a credere al destino, ma le coincidenze mi fanno sempre sorridere.
Sto per uscire di casa, abbandonare il nido. Questo blog ne risentirà, niente più racconti di Medjugorje, in cambio però la mia goffaggine da casalingo improvvisato potrebbe regalare parecchie emozioni, per le quali dovrei individuare un'apposita rubrica. Per il momento la mescolanza dei fumi dei detersivi di varia natura offre alcune prescindibili riflessioni.
NOTA: ai fini della comprensione di quanto segue, è bene sapere che nella mia esistenza ho vissuto in cinque diverse abitazioni, questa sarà la sesta; capisco che molti hanno sempre vissuto nella stessa casa e troverebbero strani certi passaggi se non lo sapessero
Entro questa settimana, al massimo la prossima, riuscirò a trasferirmi. Singolare dunque che proprio pochi giorni fa, per l'esattezza martedì, è passato a miglior vita il proprietario del primo appartamento di cui abbia ricordi un po' definiti, che si tratta poi dell'ultimo appartamento che ha ospitato la mia famiglia nella line-up originale. Strane alchimie, io me ne vado, lui pure se ne va.
L'ultimo trasloco fu invece nell'anno giubilare 2000, in concomitanza con gli Europei di Belgio-Olanda. Ricordo la semifinale vinta ai rigori da Toldo contro gli stessi olandesi seguita in condizioni precarie nell'altro appartamento, ormai semispoglio, mentre la prima sera qui dentro fu quella dell'infausta finale, con rimonta francese e sangue raggelato. Dovesse andare tutto secondo i piani, domenica pomeriggio potrebbe avvenire il passaggio definitivo, con annessa prima partita ad Euro 2012 dei nostri eroi vestiti di azzurro (coff coff) contro i campioni uscenti della Spagna. Io mi trasferisco sempre nell'anno degli Europei. Che poi è sempre anche anno olimpico. Ed anno bisestile. E io sono nato, di anno bisestile. E già nel bisestile 1988 avevo vissuto un trasloco (vedi sopra). Basta, mi fermo qui. Sennò poi me ne esco con quel che è successo nel 2008, e via dicendo.

venerdì 4 maggio 2012

Face down ass up

La morte di Jimi Hendrix prima e la seconda serie di Breaking Bad poi hanno fortemente colpito il mio immaginario, condizionando il mio comportamento. Quando rientro a casa dopo una serata "intensa" e mettendomi a letto sento la testa e lo stomaco velatamente in subbuglio, faccio molta attenzione a non addormentarmi a pancia in su, per non fare la fine del povero James Marshall o della povera Jane (spoiler).
L'aspetto interessante è che io non dormo mai a pancia in su, e non mi è mai successo di dar di stomaco per l'alcool (in tempi recenti, chiaramente).

domenica 29 aprile 2012

I want to do whatever common people do

Io ho un problema.
Falso. Avessi un problema, sarei una persona quasi rispettabile.
Ricominciamo.
Io ho molti problemi. Uno dei quali riguarda il mio rapporto con Facebook. Uso questo strumento nel modo sbagliato, non sarò mai in grado di usarlo in maniera appropriata e non so dove andare a parare.
Pubblico un discreto numero di post, non sono uno di quei pubblicatori seriali che intasano le home page, ma un paio di novità al giorno le metto anche io. Principalmente sono link a notizie che leggo in giro, che trovo interessanti e curiose e mi sembra un bel gesto condividerle, penso che la società ne possa trarre beneficio.
Qui arriva il dramma. Mi rendo conto che alla gente non gliene frega un bel cazzo di quel che posto io e che mi sembra piacevole ai limiti talvolta dell'entusiasmante. E non faccio l'altezzoso, ché agli altri piacciono solo cazzate e io invece mastico cose intelligenti, troppo per la limitatezza di questo piccolo mondo. È proprio che abbiamo due visioni diverse di cosa si ritenga "interessante", io vs. utente medio di Facebook.
Conoscete un posto in cui le persone amino leggere amenità come la scelta del posto perfetto in aereo, la chiusura del Televideo della BBC o un editoriale autobiografico di Giuliano Ferrara che racconta la sua carriera televisiva? Giusto per citare qualcosa che ho condiviso di recente...

martedì 24 aprile 2012

Smells like teen spirit

Anticipiamo i discorsi meteo-tappabuchi dei prossimi giorni, quando arriverà il caldo vero e quelli che nelle ultime due settimane hanno frignato per la pioggia incessante (peraltro, due ore di acqua quotidiane, senza saltare un giorno e senza sforare il tetto, a me sembrano un compromesso ragionevole) inizieranno a frantumare i maroni con il caldo.
Nessun fastidio per gli acquazzoni, ho pure i tergicristalli silenziosi, ma nemmeno i trenta gradi mi indispongono. Si chiama "susseguirsi delle stagioni", un concetto che in genere si assimila intorno ai 6-7 anni. Una sola ragione mi innervosisce, ed è una delle consuete paranoie antisociali: l'odore ristagnante di sudore negli uffici, a causa di madornali errori di vestizione mattutina. Alzarmi col sole già alto e la temperatura assestata mi facilita il compito, ma anche chi punta la sveglia alle sei e trenta potrebbe evitare il maglioncino, magari accompagnato da camicia (tenuta che non riesco a reggere manco in inverno), poiché è risaputo che alle dieci inizia a fermentare l'ascella, ed è un'escalation fino alle cinque del pomeriggio. I loculi monopersona si trasformano in camere a gas, negli open space diventa un terno al lotto, rimpiangendo così i tempi in cui si poteva fumare in ufficio (e io non sono mai stato uno di quelli), per non dire quell'estate che ho lavorato dal fornaio e la devastazione olfattiva aveva l'aroma di croissant.
L'Arbre Magique da ufficio. L'Ambi-Pur per la ventola del pc. Il giorno che li trovo al supermercato (il giorno che metto piede in un supermercato, magari) mi sveno e ne compro un bancale.

lunedì 16 aprile 2012

God loves his children

Parlando del loro nuovo tour, iniziato da poco e al quale io parteciperò in modo intensivo, i Radiohead raccomandarono di non aspettarsi concerti da best of, accendini e tutti a cantare assieme a squarciagola. Anticiparono l'intenzione di dare ampio spazio all'ultimo disco, The King Of Limbs, concedendo sguardi al passato a condizione che i brani scelti ben si conciliassero con l'atmosfera del nuovo album. Fermo restando che un loro concerto è sempre uno show della madonna, e che non stiamo parlando di Amedeo Minghi ma di Thom Yorke e i suoi meravigliosi nevrotici compari, queste dichiarazioni non vennero accolte con entusiasmo da molti fan, compreso il sottoscritto, perché tutti vorrebbero una scaletta personalizzata con le canzoni favorite, pescate dal presente ma soprattutto dal passato.
Sabato i Radiohead hanno suonato al Coachella Festival. Il concerto è stato trasmesso in streaming ed è disponibile in versione integrale su YouTube, e questa non è di certo un'innovazione. E allora perché lo sto scaricando per vedermelo a 42 pollici? Forse un'occhiata alla scaletta aiuta a capire meglio questo mio gesto sconsiderato.


Bloom
15 Step
Weird Fishes/Arpeggi
Morning Mr Magpie
Staircase
The Gloaming
Pyramid Song
Daily Mail
Myxomatosis
Karma Police
Identikit
Lotus Flower
There There
Bodysnatchers
Idioteque
Lucky
Reckoner
After the Gold Rush
(intro) - Everything In Its Right Place
Give Up the Ghost
Paranoid Android



TKOL-centrico? Per niente.
Scontato? Affatto.
OK Computer? Presente, due volte.
Kid A e Amnesiac? Entrambi.
Hail to the Thief? Sarebbe bastata "There There" da sola, hanno addirittura rincarato la dose.
In Rainbows? Beh, almeno quello era massivamente prevedibile.
A me inizia a venire l'ansia da prestazione, sappiatelo.

mercoledì 4 aprile 2012

Rainman

Odore di pioggia.
Rumore di pioggia sul marciapiede.
Gocce d'acqua che iniziano a stamparsi sui vetri.
Rumore di pneumatici di auto che rotolano sull'asfalto bagnato.
Collega perspicace: "Il ginocchio mi fa più male del solito, mi sa che sta piovendo". Avrai anche le articolazioni ipersensibili e rivelatrici, ma spirito di osservazione sottozero cazzo.

mercoledì 7 marzo 2012

Twilight to Starlight

Fondamentalmente è un casino. Al di là del lutto domestico per l'improvviso cambio di programmazione di Rete4 e la mancata puntata di Paolone nostro, quanti popcorn sprecati.
Mi mancava giusto una band scozzese, la quarantatreesima per cui prendo un'infatuazione credo. The Twilight Sad, che a dispetto del nome sono in realtà molto ma molto più tristi. Non tristi come Mariottide, che la mia memoria ha rispolverato stasera leggendo appunto di musica triste, ma quel triste che fa figo, quasi emo.
Poi si va a vedere la pagina di Wikipedia del gruppo, scoprendo che la foto che campeggia in cima alla pagina è stata scattata da Avalanche Records, vale a dire il negozio di dischi edimburghese, di cui discorrevo da queste e altre parti giorni fa, che mi ha visto protagonista di una rapina a mano armata. Il rapinatore ero io, e l'arma era la mia Visa. Facendo un 2+2 delle date, a dire il vero la foto è stata scattata nel vecchio negozio, ché in Grassmarket si sono trasferiti da pochi mesi sembra, ma è comunque una questione molto figa questa.
La non-novità del giorno è invece che i Radiohead hanno suonato un nuovo brano inedito. Ne fanno praticamente uno a concerto, poi hai voglia di stare a comprare tutti i dischi, tanto questi ti fregano sempre.

martedì 28 febbraio 2012

Papersera do it better

Ci ho meditato per qualche giorno, e ho preso la decisione definitiva: io il sito del Corriere non lo guardo più. Il potenziamento della redazione web de La Stampa, che promette un aggiornamento più continuo e un aumento di quantità dei contenuti (la qualità non si discute), mi ha fatto vacillare, le notizie ridicole pubblicate la scorsa settimana hanno dato la spinta finale.
Nel caso della barista qui del circondario, una non-notizia dato che di locali simili ce ne sono a centinaia, senza tirare nemmeno in causa i night club, è nata da uno scoop clamoroso del quotidiano di via Solferino. Che poi ha raccolto le confessioni della cosiddetta "moldava", delle quali non dovrebbe fregarne un cazzo a nessuno. Senza contare i mitici boxini morbosi totalmente privi di ogni significato o libidine.
Ho di che consolarmi con i miei quotidiani on-line di riferimento, che giusto oggi pubblicano notizie tipo questa o questa (sempre via Post), portatrici di incommensurabile gioia.

giovedì 23 febbraio 2012

Many shades of madness

È stata una serata piuttosto difficoltosa, quella di ieri.
L'hard disk del portatile inizia a dare qualche noia, e per la seconda volta in una settimana, mentre guardo una serie, a tre minuti dalla fine dell'episodio il disco inizia a gracchiare e la visione non riesce a concludersi. Ieri è capitato con l'ultima puntata di Californication, e chi mi conosce bene sa quanto io tenga alle vicende di Hank Moody. Per calmarmi decido di far partire la deframmentazione del disco e intanto ripartire da un'altra serie, questa volta sfruttando la combinazione pendrive-tv.
Le prime tre stagioni di Mad Men mi sono piaciute molto, l'ho sempre definito bello, ben fatto ma totalmente privo di ritmo. Ecco, la quarta ha colmato questa lacuna. Ne ho iniziato la visione otto giorni fa, e sono arrivato al decimo episodio. Cinquanta minuti ciascuno, e a me la sera sul divano viene un sonno bestiale generalmente.
Sono dunque nel pieno del vortice emozionale tra l'alcolismo di Don Draper e le sporgenze antigravitazionali di Joan Holloway, quando vedo scendere dal piano di sopra una figura in maglietta, boxer e ciabatte. È mio padre, che mi chiede se posso interrompere un attimo la visione per fargli controllare la registrazione di Paolo SantAgostino Brosio. Un coito interrotto praticamente, una pausa di cinque minuti mentre stoppa la registrazione, chiude e finalizza il dvd. Io avrei anche scritto il titolo col pennarello sul disco e stampato a colori la copertina, fossi stato in lui.
Che poi io al passato da tossicodipendente ci posso anche credere, ma come scopatore seriale proprio non ce lo vedo.

mercoledì 8 febbraio 2012

Doesn't mean it's there

(continua da qui)
In cima ai miei ascolti Oxfordiani degli ultimi due-tre anni c'è senza dubbio "Hail to the Thief". È il loro album più rock del periodo post-rock, e dalla traccia 9 alla fine è semplicemente superlativo, un pezzo notevole dopo l'altro. E le artwork sono pure superbe, il packaging dei cd non è mai casuale, ma questo li supera tutti. There There sicuramente nella loro top 5, e comunque brano-ossessione degli ultimi mesi.
Quello che non mi spiego è come di Amnesiac io abbia un'alta considerazione. Non lo ascolto granché, raramente per intero, ed esce dai miei canoni di gradimento. Eppure è magnetico, qualche volta mi capita di sentire l'impulso di ascoltare quei due-tre pezzi cardine, Knives Out, Like Spinning Plates e soprattutto You and Whose Army?. Meglio del gemello, decisamente.
In Rainbows, come spiegavo nell'incipit, mi ci è voluto un po' per metabolizzarlo. Qualcosa del tipo diversi mesi ed un concerto di mezzo. Ma quando ti prende poi è un casino. Con Reckoner brano di punta, forse perché mi ricorda l'apertura di quel diciotto di giugno del duemilaotto, e chi c'era lo può confermare.
Ho scritto a sufficienza perché venga assolto lo scopo principale di questo post. L'anno prossimo poi parliamo di The King of Limbs.

lunedì 6 febbraio 2012

Just 'cause you feel it

Ho perso il conto di quante volte mi sia stata posta la fatidica domanda: qual è il tuo album preferito dei Radiohead?
Ci meditavo nuovamente in questi giorni di rotazione intensa dei loro dischi sulla mia autoradio, e sono giunto alla mia solita risposta idiota: tutti, non considerando l'ultimo (richiedono sempre tempi lunghi di metabolizzazione), tranne Pablo Honey e Kid A.
Qualcuno starà fremendo dalla voglia di conoscerne le motivazioni, ed io che sono cordiale mi prenderò una mezzoretta per illustrarvele.
OK Computer è la scintilla. Vennero alla ribalta con quell'album, ed io che ero un ragazzino dalle abitudini musicali ancora malsane ebbi il mio primo contatto con loro grazie al video di Karma Police. Non fu amore istantaneo, anzi, passarono un paio di anni buoni prima di registrare su MTV il pregiatissimo speciale "A night with Radiohead", con una Paola Maugeri che già all'epoca faceva sfoggio di un inglese incomprensibile ai più, in particolar modo agli anglofoni, ma la spinta partiva da quell'inseguimento visto in camera car.
OK Computer è il disco completo, il mio pezzo preferito sta lì, è talmente innovativo da essere per forza di cose mainstream. È il disco della pioggia, dei temporali annusati dal balcone, è un doppio LP, è tenere la testa sott'acqua.
The Bends è l'album per tutti, l'unica loro opera che possa essere definita rock senza distinguo. Per un paio di anni me la sono tirata mettendolo un gradino sopra OK Computer, che erano buoni tutti a dire il contrario, ed era una palese menzogna ma anche no. In esso ci sono i crampi allo stomaco di High & Dry, c'è la chitarra di Just e della title-track, che non si sarebbe più sentita nei successivi lavori, c'è il magone di Street Spirit e di Fake Plastic Trees. E c'è il primo nome di questo blog (in comproprietà con un altro paio di band, ma almeno per un terzo sta qui).
Kid A sta un gradino sotto. Il perché non lo so, Idioteque è un capolavoro, l'artwork di tutto il disco è uno spettacolo. Ricordo di averlo comprato per pochi soldi, forse 5 euro, nel cestone del supermercato. Il mio primo loro cd originale. Eppure, non riesco a capirlo del tutto.
(to be continued) (qui)

giovedì 26 gennaio 2012

Earth, Wind & Fire

Dato che una segnalazione non costa nulla, e visto che un paio di persone mi hanno chiesto se va tutto bene, tengo a precisare che io il terremoto di ieri manco l'ho sentito, me ne hanno parlato una decina di minuti dopo.

giovedì 12 gennaio 2012

Revolution from my bed

Mi stavo iniziando a preoccupare. Il decadimento del tag misantropia si stava facendo ormai evidente, lasciando uno strascico di interrogativi non di poco conto.
Non provavo più irritazione nei confronti dell'uomo medio? Dov'erano finiti quegli slanci di nevrosi acuta come reazione al contatto umano di infima tipologia? Stavo diventando paziente e comprensibile? Mi stavo rammollendo? La gente intorno a me stava prendendo coscienza sotto l'influsso benefico della mia presenza?
Non sono in grado di rispondere. Ma so per certo che da qualche giorno a questa parte ingrugnerei tra loro gruppi di 4-5 persone per volta. I capannelli alla macchinetta del caffè di prossimi pre-pensionati che trovano pure il coraggio di lamentarsi, non accorgendosi di essere in una condizione assolutamente privilegiata. I qualunquisti e i benaltristi, quelli che fanno analisi politiche sottili come un tronco di baobab, come se non fossero sufficienti la Lega e Di Pietro a fare le barricate. Quelli che a fine 2011 si meritavano, secondo la loro modesta opinione, un riconoscimento da parte dell'azienda, quando io a qualcuno chiederei i danni. Le battute sui Maya, che non si può passare tutto il 2012 nell'angoscia, ché a forza di scherzarci su poi ci si inizia a credere sul serio.
Mi servirebbe talmente tanto napalm che mi sento quasi in pace con me stesso.